La Lupa di Pola

La Lupa romana con i gemelli, copia (non identica) dell’originale capitolino, si trova in Piazza Giuliani e Dalmati in asse con il Viale Sinigaglia, e consta di un basamento marmoreo e appunto della lupa romana con i gemelli.

La Lupa, copia della Lupa capitolina, fu donata originariamente dalla città di Roma a Pola (e ad altre città della Venezia Giulia, ad es. ad Aquileia, dov’è ancora presente) subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale nel 1919 come “augurio” per la riunificazione con la madre patria.
La Lupa assieme al suo basamento fu poi portata via da Pola dagli esuli durante il loro grande esodo del 1947 e poi lasciata nei magazzini dell’Arsenale Militare di Venezia per 25 anni.
Nella foto, la lupa nella sua collocazione originaria davanti all’Arena di Pola

Il giorno precedente l’inaugurazione della nuova chiesa, il 28 maggio 1972 (a 25 anni dalla firma del Trattato di Pace di Parigi con il quale i giuliano-dalmati avevano perso le loro terre), sull’area che era stata occupata dalla vecchia chiesetta da poco abbattuta, venne posta, con una solenne cerimonia, la Lupa con tutto il suo basamento. La Lupa fu anche benedetta dal card. Dell’Acqua (che il giorno dopo avrebbe inaugurato la nuova chiesa).

Il monumento è composto dalla Lupa romana con i gemelli, copia non identica dell’originale etrusco al Campidoglio e dal basamento marmoreo originale del 1919.
Il basamento è spezzato nella parte inferiore, risultato del trasporto da Pola a Venezia sulla motonave “Toscana”.
Al momento della ricollocazione in Piazza Giuliani e Dalmati non si è voluto riparare il danno che ha quindi assunto un duplice significato simbolico: 1) la spaccatura segno “fisico” dell’esodo e 2) lo “spezzarsi” dei legami con la terra d’origine dell’Istria.

La lapide riporta tre testi, il primo è “ROMA MADRE A POLA FEDELE” e si riferisce (come il seguente) al dono del 1919 fatto dalla città di Roma a Pola diventata italiana.
Il secondo, in latino, è una citazione da una delle “Elegie” del poeta latino Sextus Propertius, composta verso il 30 a.C., che, tradotta, recita così: “O lupa Marzia [= di Marte], migliore tra le nutrici per il nostro destino, quali mura [= città] sono cresciute grazie al tuo latte”.
L’ovvio riferimento è alla lupa che ha allattato Romolo e Remo che hanno poi fondato Roma, e qui diventa un augurio affinché anche Pola possa diventare grande come Roma.


Il terzo è la targa bronzea sul basamento, posta il 15 aprile 1998, che ricorda le visite dei due presidenti della Repubblica al Villaggio Giuliano, Luigi Einaudi nel 1949 e Giovanni Gronchi nel 1956.