Il canto

Tra le innumerevoli attività ricreative iniziate dagli esuli giuliani sin dal loro arrivo al Villaggio Giuliano, probabilmente la più importante fu il canto, seguendo le tradizioni delle loro terre d’origine.

La prima citazione del coro del maestro Gregorio “Goio” Bosazzi è già del settembre 1949, quando il coro, accompagnato dall’orchestrina del maestro Ferdinando Hagendorfer e dal piano del maestro Fabretto, allieta la festa della “benedizione delle bandiere”.

Il 1950 fu Anno Giubilare, e nell’occasione giunsero a Roma anche numerosi esuli, che in gran parte si concentrarono al Villaggio Giuliano. Tra il 9 e l’11 settembre si tenne una grande “Pellegrinaggio-Raduno dei Giuliano-Dalmati” alla presenza dei soliti Mons. Santin, Padre Alfonso Orlini e Aldo Clemente, segretario dell’Opera Profughi. Come sempre, il raduno fu allietato dai canti e da un concorso canoro (per la cronaca, vinse “Il sogno del polesan”, con musiche del Mo Carlo Fabretto).

Uno dei primi eventi canori fu organizzato il 15 luglio 1951 dal titolo “La canzone giuliano-dalmata nella vita della Patria” con la collaborazione della Società Dante Alighieri e della Lega nazionale di Trieste. Presentatore fu il poeta istriano Bepi Nider e le canzoni ebbero l’accompagnamento musicale di una orchestra diretta dal maestro triestino Mario Tommasini. L’Arena di Pola riportò che le canzoni più applaudite furono L’inno all’Istria, La vien o no la vien interpretata da Dino Fabretto, Se me ne vado cantata da Marisa Perfetti e la Viecia batana cantata dallo stesso Nider assieme ai fratelli Giorgio e Sergio Schürzel di Rovigno.

Fin dagli inizi del Villaggio Giuliano sorse il Coro diretto dal maestro Gregorio “Goio” Bosazzi, che presto prese il nome di “Istria Nobilissima”. Nel corso degli anni un grandissimo numero di esuli di prima e poi di seconda generazione ne fecero parte.

Il Coro “Istria Nobilissima” pubblicò nel luglio 1975 un 33 giri con la raccolta di canti giuliano-dalmati “Nostalgia del mar”, che ebbe un grande successo soprattutto nel mondo degli esuli. La raccolta conteneva le seguenti canzoni: “Nostalgia del mar”, “Sta viecia capitale”, “Vignì sul mar muriede”, “Marinaresca”, “El sì”, “Spunta il sole”, “La batana”, “Inno all’Istria”, “Dime Rita”, “Il rematore”, “Sparge l’aurora”, “Sentì questa se l’è bela”, “Muriede ruvignise”, “Racuordi sa muriedi”.
La composizione del coro in questa occasione era la seguente (tutti esuli o figli di esuli): direttore Gregorio “Goio” Bosazzi; tenori: Giovanni Grandi, Emanuele Iacono, Paolo Verrecchia, Pietro Budicin, Guido Chioggia, Simeone Ive, Claudio Ian; bassi: Alberto Dandolo, Ferdinando Iacono, Giorgio Schürzel, Claudio Dandolo, Antonio Leonardelli, Mauro Leonardelli, Claudio Malusà, Giancarlo Pietrasanta e Germano Schürzel.