Antonio De Berti

Antonio De Berti (Is. Pago 1889-Roma 1952), politico dalmata, irredentista e socialista, occupò importanti ruoli politico-amministrativi.

De Berti, nato nell’isola dalmata di Pago il 7 settembre 1889 da una famiglia dalmata italiana di lontane origini lombarde, inizialmente studiò a Zara, ma la morte del padre costrinse la famiglia a spostarsi a Trieste, dove frequentò il liceo Dante, e successivamente a Pola., e si laureò in legge all’Università di Graz in Austria. Già in questi anni manifestava i suoi ideali irredentisti, e per questo motivo fu arrestato e condannato, in particolare a causa del periodico da lui fondato a Pola, La Fiamma (1911-12).

Nel 1919 fondò a Pola il quotidiano L’Azione, giornale di ispirazione mazziniana e irredentista. Nel 1921 fu eletto deputato nel distretto di Pola con il Partito Socialista Riformista. Sincero antifascista, il suo giornale fu costretto a chiudere e De Berti chiese di dimettersi da deputato, ma questa azione ebbe una notevole eco e il giornale fu riaperto.
Alle nuove elezioni del 1924 non partecipò per protesta, nella speranza che il fascismo non prendesse comunque il sopravvento. Deluso dalle seguenti vicende, si ritirò definitivamente dalla politica e si dedicò alla famiglia, avendo sposato nel 1925 Rosita Gambini.

Dopo l’8 settembre 1943 entrò a far parte del C.L.N. giuliano contro i nazisti, ma si oppose fermamente alla collaborazione con gli slavi di Tito. Nel 1944 fu arrestato dai tedeschi e rimase in carcere per qualche mese. Nel 1946 entrò a far parte della Consulta nazionale e l’anno dopo fu tra coloro che predispose l’esodo da Pola del 1947 e ispirò la fondazione del giornale “L’Arena di Pola”.
Collaborò anche con De Gasperi durante le trattative di pace, ma si oppose al Trattato di Parigi che cedeva tutta l’Istria alla Jugoslavia.

Negli ultimi anni, a Roma, entrò nel Partito Socialista Democratico (PSDI) e collaborò con Saragat, divenendo anche Ministro della Marina mercantile nel 1951.
Morì l’anno dopo, il 2 maggio 1952 ed ebbe doppi funerali, a Roma e a Trieste. La sua salma fu inumata a Capodistria per volere della famiglia.