
Cesare Battisti (Trento, 1875-1916), patriota, giornalista, politico e irredentista italiano.
Battisti nacque a Trento il 4 febbraio 1875, ultimo di otto fratelli. Nel 1890, alla morte del padre, si iscrisse al Regio Ginnasio e iniziò subito ad interessarsi di politica cittadina.
Nel 1893 si iscrisse all’Università di Graz alla facoltà di Giurisprudenza, dove fondò presto un’associazione socialista che si interessò anche della questione femminile. Dopo esser passato per Vienna, si trasferì a Firenze dove si laureò molti anni più tardi in Geografia presso l’Istituto di Studi Superiori.
Si trasferì poi a Torino, dove conobbe Edmondo De Amicis, militante socialista, e poi nel 1895 tornò brevemente a Graz, da dove però si allontanò perché incriminato per le sue attività associative.
In quegli anni conobbe la futura moglie, Ernesta Bittanti, anche lei impegnata in politica, che poi sposò nel 1899 con rito civile.
In Trentino pubblico il L’Avvenire del Lavoratore (1895), il primo giornale socialista nonché il primo giornale democratico in italiano nell’Impero Austriaco, che dovette però chiudere già l’anno dopo per difficoltà finanziarie.
Fu tra i fondatori del socialismo in Trentino nel quale tentò di far convivere nel progetto politico sia l’idealismo del socialismo sovranazionale sia il bisogno di difendere la posizione italiana all’interno dell’impero, iniziando ad abbracciare la causa irredentista, anche su influenza dello zio materno, don Luigi Fogolari.
Nel 1900 fondò il giornale socialista Il Popolo e quindi il settimanale illustrato Vita Trentina, entrambi stampati dalla sua nuova casa editrice (la Società Tipografica Editrice Trentina) assieme a molte altre opere geografiche e sociologiche.
Nel 1911 ottenne l’elezione a deputato del Reichsrat, il parlamento di Vienna, per il Collegio di Trento città. Nel 1914 entrò anche nella Dieta di Innsbruck.
L’11 agosto 1914, appena due settimane dopo lo scoppio della Guerra, Battisti abbandonò il territorio austriaco e si trasferì in Italia seguito, qualche giorno dopo, anche dalla moglie con i loro tre figli.
Divenne subito un propagandista attivo per l’intervento italiano contro l’Impero Austro-Ungarico, tenendo comizi nelle maggiori città italiane e pubblicando articoli interventisti su giornali e riviste.
All’entrata in guerra dell’Italia, Battisti si arruolò volontario e venne inquadrato nel Battaglione alpini “Edolo”, con il quale combatté al Montozzo. Per il suo sprezzo del pericolo in azioni arrischiate ricevette, nell’agosto del 1915, una medaglia di bronzo, trasformata successivamente in medaglia d’argento.
Fu poi promosso tenente e venne trasferito al Battaglione Vicenza del 6° Reggimento Alpini operante sul Monte Baldo e sul Pasubio.
Nel luglio 1916 il suo battaglione ricevette l’ordine di conquistare il monte Corno di Vallarsa. Tra i militare coinvolti vi era anche Fabio Filzi. Sia Battisti che Filzi furono catturati dagli austriaci ed essendo sudditi austriaci (anzi, Battisti era addirittura un deputato), furono incarcerati a Trento, dove furono maltrattati e picchiati.
Il 12 luglio furono condotti davanti al tribunale militare che li riconobbe colpevoli di alto tradimento. Va detto che Battisti si difese unicamente dichiarando di essere un prigioniero di guerra, essendo lui un italiano.
La condanna a morte venne eseguita per impiccagione e le ultime parole di Battisti furono “Via Trento italiana! Via l’Italia!”.
Cesare Battisti è considerato un eroe nazionale italiano e a lui sono dedicati monumenti, scuole, piazze e vie in tutta Italia.
Il Fascismo si appropriò molto della sua figura, sebbene la moglie non volle mai che la memoria di suo marito fosse strumentalizzata per l’intento imperialista del nuovo regime.