Giorgio e Guglielmo Reiss Romoli furono due patrioti triestini, arruolatisi volontari nell’esercito italiano durante la Prima Guerra Mondiale, dove Giorgio trovò la morte.

Giorgio Reiss (Trieste 1888-quota 208, Doberdò 1917), laureatosi in medicina a Vienna, durante la Prima Guerra Mondiale svolse funzioni di medico militare nell’esercito austriaco sul fronte russo. Fu fatto prigioniero dai russi e liberato nel 1916, dopodiché disertò e si arruolò volontario nell’esercito italiano come soldato semplice nei granatieri, ma fu subito nominato tenente medico. Aggiunse, assieme al fratello, il cognome italiano Romoli al proprio per rimarcare la sua italianità. Morì nel Vallone di Doberdò (Gorizia), meritandosi la medaglia d’argento al valore militare con la seguente motivazione: “Giorgio Reiss Romoli, da Trieste, tenente medico nel 1° Reggimento Granatieri, nobilissima figura di patriota, esponente altissimo delle più elette virtù militari, fu costantemente il dottore benefico, l’animatore buono e sollecito dei suoi granatieri, con fede ed entusiasmo purissimo di irredento. Il 24 maggio 1917, quando già suo fratello, comandante di una compagnia dello stesso battaglione, era rimasto dappresso a lui gravemente ferito, Giorgio Reiss Romoli si portava fra i combattenti pronti all’assalto, e, con irresistibile ardore, li incitava alla radiosa via della vittoria, quando fu colpito a morte ponendo così eroicamente fine ad una vita spesa tutta per l’ideale palpitante del riscatto della terra natìa. Carso, quota 208 sud, 24 maggio 1917”

Guglielmo Reiss (Trieste 1895-Milano, 1961) nacque a Trieste da padre di origini ebraico-galiziane e madre istriana.
Divenne un irredentista assieme al fratello sin dagli anni del liceo, e si iscrisse all’Associazione irredentisti triestini durante gli studi universitari a Padova.
Si arruolò anche lui volontario dell’esercito italiano durante la Prima Guerra Mondiale e divenne capitano del 1° Reggimento Granatieri, lo stesso dove militava sua fratello e assunse anche lui il secondo cognome Romoli. Fu ferito tre volte, l’ultima gravemente (quella dove morì suo fratello) quando fu decorato con la croce di guerra e terminò la sua esperienza bellica.
Nel primo Dopoguerra iniziò subito la carriera bancaria alla Banca italiana di sconto (1919) e poi alla Banca nazionale di credito (1922). Nel 1929 entrò alla Direzione generale della Banca Commerciale Italiana dove si occupò dell’Azienda Azienda triestina di elettricità, gas e acqua. L’anno seguente (1930), sempre per conto della sua banca, si occupò del risanamento del gruppo chimico Italgas.
Gli venne poi affidata la riorganizzazione delle società telefoniche controllate dalla SIP, e Reiss Romoli creò la Società torinese esercizi telefonici (STET). Si trattò del prima operazione di salvataggio all’interno del piano gestito dall’Istituto di Ricostruzione Industriale (I.R.I.).
Il successo dell’operazione gli valse la nomina nel 1935 a direttore della prestigiosa sede newyorkese della Banca Commerciale (aggiungiamo che molti anni prima aveva sposato un’americana, Kathleen Martin).
Nel 1939 decise di rimanere in America a causa delle leggi razziali appena instaurate in Italia contro gli ebrei, ma nel dicembre 1941, all’entrata in guerra degli Stati Uniti, la banca fu posta sotto sequestro e Reiss Romoli fu internato ad Ellis Island.
Nel maggio 1942 fu riconsegnato all’Italia durante uno scambio di prigionieri, ma, la sua conversione al cattolicesimo e la sua volontà di arruolarsi nuovamente nell’esercito non impedirono le discriminazioni razziali contro la sua origine ebraica. E durante l’occupazione nazista fu costretto a nascondersi presso amici.
Nel secondo Dopoguerra le sue competenze finanziarie furono presto riconosciute, e già nel 1946 divenne dirigente dell’IRI e presidente della STET, di cui avviò il risanamento, integrrato con l’acquisizione della filiale italiana della Siemens). Negli Anni ’50 l’azienda crebbe moltissimo fino ad oltre 60.000 azionisti nel 1961.
Nel 1961 portò a conclusione la nascita della SIP (Società Italiana per l’esercizio telefonico), ma morì subito dopo il 25 aprile a Milano.
Reiss Romoli non dimenticò mai la sua origine triestina ed istriana e si occupò subito nel primo Dopoguerra per le attività assistenziali e benefiche verso i profughi giuliano-dalmati, sino a diventare nel 1953 presidente dell’Opera Profughi Giuliani e Dalmati. In tale veste tenne il discorso all’inaugurazione della Casa della Bambina il 23 gennaio 1955.
Lui stesso, inoltre, fu, accanto a Oscar Sinigaglia, uno dei “benefattori” del Villaggio Giuliano, avendo di sua tasca donato molto denaro anche se sempre in maniera semi-anonima.
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