
Oscar Sinigaglia (Roma 1877-1953), industriale, uno dei massimi personaggi della ricostruzione post-bellica, fu il principale artefice delle iniziative assistenziali per i giuliano-dalmati in particolar modo al Villaggio Giuliano di Roma.
Sinigaglia nacque a Roma il 31 ottobre 1877 da una famiglia di religione ebraica. Si laureò sempre a Roma in ingegneria e da giovane ingegnere si occupò dell’assistenza ai terremotati di Messina del 1908. Fu volontario nella Prima Guerra Mondiale e si distinse per il suo valore ricevendo ben tre medaglie al valor militare, tanto che il comandante in capo Armando Diaz lo volle nel suo staff.
Alla fine della guerra fu sostenitore dell’italianità di Fiume e partecipò all’impresa di D’Annunzio, diventando legionario fiumano, sostenendo la Legione anche finanziariamente.
Dopo la crisi del 1929 si occupò della siderurgia italiana, gettando le basi per la sua ricostruzione. Collaborò con il Regime per la creazione dell’IRI nel 1933 assieme a moltissimi altri industriali dell’epoca (tra cui Guglielmo Reiss Romoli). Nello stesso 1933 divenne anche presidente dell’ILVA per un biennio, e a lui si deve la modernizzazione e l’ampliamento di tre centri siderurgici, quelli di Cornigliano (che ebbe il suo nome dopo la guerra), Piombino e Bagnoli, e la realizzazione di quello di Taranto, che sarà per molti anni uno dei centri più all’avanguardia in Europa.
A causa delle leggi razziali fu estromesso dalla vita pubblica nel 1938 e si ritirò momentaneamente a vita privata.
Dopo la guerra, De Gasperi lo chiamò a dirigere la Finsider (carica che tenne sino alla morte) e fu anche consigliere d’amministrazione dell’IRI. In tali ruoli fu nel primo dopoguerra l’artefice della ricostruzione della siderurgia italiana a partecipazione statale promuovendo il piano che divenne noto come “Piano Sinigaglia” e che poi passò sotto il nome di “miracolo economico italiano”. L’anno prima della morte fu nominato nel 1952 Cavaliere al merito del lavoro dal presidente Einaudi.
Aveva sposato la triestina Marcella Mayer, figlia del senatore Teodoro Mayer, fondatore de Il Piccolo di Trieste.
Sinigaglia, coadiuvato dalla moglie, dedicò gli ultimi anni della vita ai profughi giuliano-dalmati, inizialmente al Comitato Nazionale per i Rifugiati italiani, da lui fondato nel 1947, e poi all’Opera Assistenza Profughi Giuliani e Dalmati, di cui fu presidente per lunghi anni. Alla sua attività è legata la ristrutturazione dei “padiglioni” degli operai dell’E42 che divenne il nucleo fondante del Villaggio Giuliano. Per tale opera raccolse ben 40 milioni di lire dell’epoca (denari suoi e di altri benefattori).
Contribuì poi con 25 milioni dell’epoca all’edificazione al Villaggio Giuliano dei due istituti scolastici ed educativi, denominati “Casa della Bambina giuliano-dalmata” e “Convitto femminile”. Purtroppo non poté vedere compiuta la sua opera in quanto morì prematuramente il 30 giugno 1953. La Casa della Bambina fu successivamente intitolata proprio ai nomi dei due benefattori, “Marcella e Oscar Sinigaglia”