
Padre Flaminio Rocchi (Neresine, 1913-Roma, 2003), frate francescano, fu un instancabile tutore dei diritti degli esuli ed autore de L’esodo dei 350.000 giuliani. fiumani e dalmati, che costituì per moltissimi anni il punto di riferimento per tutto il mondo giuliano-dalmata.
Antonio Socolich (tale era il suo nome alla nascita) nacque nel 1913 nel piccolo paese di Neresine sull’Isola di Lussino, figlio, come molti del suo paese, di un marittimo. Il cognome fu poi italianizzato in Rocchi, mentre il nome Flaminio su fa lui assunto quando si fece frate.
A scuola dimostrò subito uno spirito ribelle, al punto, come lui stesso ebbe a raccontare, di affondare la barca del suo maestro che lo aveva preso a bacchettate per i suoi errori in grammatica.
L’incontro con il vescovo di Zara lo spinse sulla strada della fede: nel 1927 si fece frate francescano e andò a studiare in Belgio, dove si laureò in Diritto e storia e successivamente a Bologna, dove prese una seconda laurea in Lettere e Filosofia.
Allo scoppio della Guerra si arruolò come cappellano militare e fu inviato in Corsica. Dopo l’8 settembre fuggì dai tedeschi tra Sardegna e Corsica. Qui divenne “ufficiale di collegamento” per gli americani e organizzò incursioni sulla costa della Toscana assieme ai marines.
Alla fine della guerra tornò in Istria, a Pola, da cui cercò di raggiungere inutilmente la sua isola.
Si recò quindi a Roma, da dove assistette, impotente, al dramma dei profughi giuliano-dalmati.
A questo punto passò attraverso la penitenza e la riconsacrazione: dedicare la sua esistenza alla causa dei giuliano-dalmati. Ricevette per questo “carta bianca” dai francescani ed iniziò la sua attività sociale e legale.
Padre Alfonso Orlini, già Ministro Generale dei Frati minori conventuali, ed appena nominato Presidente della neonata Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, lo chiamò a dirigere l’Ufficio Assistenza dell’Associazione.
Diventa, secondo un’azzeccata definizione di Lucio Toth, presidente dell’ANVGD, il “padre Cristoforo degli esuli”; fu lui il primo a rompere la cappa di silenzio ed omertà sulle Foibe; fu lui a porre la prima lapide sulla Foiba di Basovizza, oggi monumento nazionale; fu lui a cercare gli esuli sparsi ovunque nei campi profughi o persino in ospedali e manicomi; e fu lui a dare speranza a molti di loro.
Un’importante attività di padre Flaminio fu la creazione di un centro di documentazione sia culturale che legale con sede a Trastevere. Il centro rappresentò per molti anni un importante punto di riferimento per gli esuli. Il materiale fu poi acquisito dall’Ass. Naz. Venezia Giulia e Dalmazia dopo la sua morte.
Morì a Roma, al Villaggio Giuliano, il 9 giugno 2003.
Tra le pubblicazioni di padre Rocchi, oltre al già citato L’esodo dei 350.000 giuliani. fiumani e dalmati, occorre anche ricordare L’Istria dell’esodo. Manuale legislativo dei profughi istriani, fiumani e dalmati, edito nel 2002, importante manuale per orientarsi tra le leggi a favore degli esuli prodotte negli anni.