
Roberto Ghiglianovich (Zara, 1863-Gorizia, 1930), politico dalmata, molto attivo per la causa italiana della Dalmazia. Fuoriuscito durante la Prima Guerra Mondiale, si prodigò senza successo per l’annessione della Dalmazia all’Italia.
Ghiglianovoch nacque a Zara il 17 luglio 1863 da Giacomo, noto avvocato e deputato autonomista alla Dieta provinciale, e da Luisa Africh. Nel 1880 si recò a Vienna per completare i suoi studi di Giurisprudenza tra le facoltà di Vienna e Graz. Nell’ambiente di Vienna, ricco di fermenti culturali multi-etnici, iniziò ad interessarsi alla situazione politica della Dalmazia entrando in particolar modo in contatto con la delegazione di Spalato, che protestava contro la croatizzazione del liceo.
Tornò a Zara laureato nel 1884 e vi trovò un clima d’incertezza e di timore provocato dalla decisa opera di croatizzazione dei principali comuni della Dalmazia che l’Austria stava operando, in seguito alla nascita dello Stato Italiano indipendente. In questo clima, in cui si salvava soltanto la città di Zara, il Ghiglianovich si dedicò con fervore a riorganizzare le fila degli autonomisti dalmati divenendo segretario di Luigi Lapenna e stringendo al contempo amicizia con il partito serbo, che era in contrasto con i croati.
Divenne successivamente uno dei principali propagandisti dell’italianità della Dalmazia, iniziando la sua attività filo-irredentista a capo della società culturale Dante Alighieri, finalizzata all’affermazione della necessità dell’annessione italiana della costa dalmata. Ciò avveniva dopo la sconfitta degli autonomisti nelle elezioni generali, da cui la sua convinzione che il Partito autonomista avesse ormai esaurito la sua spinta propulsiva, e che era necessario staccare la Dalmazia dal suo retroterra balcanico popolato da croati, serbi e bosniaci. Tuttavia, l’irredentismo di Ghiglianovich non era ostile ed avverso ai croati dalmati, così come invece sarà nella propaganda fascista, ma rivolgeva principalmente i suoi strali verso l’Austria, accusata di favorire la croatizzazione della Dalmazia.
Nei suoi frequenti viaggi in Italia aveva pertanto tessuto una stretta rete di contatti con i circoli nazionalisti ed irredentisti, la Dirigenza della Dante, il Ministero degli Esteri, la Lega Navale, lo stato maggiore della Marina stendendo memoriali che saranno la base delle rivendicazioni italiane nel Patto di Londra. Tramite la sua opera il partito autonomista si trasformò in partito annessionista garantendosi inoltre l’appoggio serbo per contrastare il più vicino e pericoloso nazionalismo croato. Patrocinò l’istituzione della “Pro Patria” di Zara; istituì la “Lega Nazionale” di cui fu il primo presidente; portò a Zara la “Società Politica Dalmata”; favorì anche l’ascesa a podestà di Zara dell’amico Luigi Ziliotto (con cui fondò la “Rivista Dalmatica”).
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale riparò in Italia dove continuò la sua opera di propaganda filo-annessionista assieme ad altri intellettuali dalmati. All’entrata in guerra dell’Italia si arruolò nella Regia Marina, rischiando l’impiccagione se fosse stato catturato dagli austriaci.
Processato in contumacia per alto tradimento poté ritornare a Zara solamente il 4 novembre del 1918 venendo accolto con entusiasmo dai suoi concittadini. Per far sì che la vittoria dell’Italia diventasse anche la vittoria della Dalmazia italiana partecipò alla Conferenza di Versailles, aggregato alla Delegazione italiana, ma quando vide che non era possibile ottenere la Dalmazia per l’Italia, non trovò nulla di meglio che abbandonare la conferenza lasciando campo libero agli abili diplomatici jugoslavi.
Fu nominato nel 1920 consigliere alla Corte di Cassazione di Roma e lo stesso anno anche Senatore del Regno e decorato del Gran Cordone della Corona d’Italia. Continuò a dedicare le sue forze per cercare di sollevare l’economia di Zara strangolata dall’eliminazione del suo naturale retroterra. Nominato Senatore del Regno. Morì dopo lunga malattia il 2 settembre 1930 a Gorizia.