La Piazza Giuliani e Dalmati è il “centro” sia fisico che simbolico di tutto il quartiere, in quanto, come nei classici paesi medievali italiani, si trova nel punto più alto della collina dov’è collocato il quartiere, ed è il luogo dove si trova la chiesa di San Marco e molti dei più significativi monumenti dell’esodo giuliano-dalmata.

Storia
La piazza è sempre stato il luogo dov’era (ed è) collocata la Chiesa, ma in realtà non era affatto una piazza fino alla fine degli Anni ’50 quando vennero abbattuti i padiglioni e furono costruite le palazzine che ancora oggi la contornano.

Il primo evento importante fu la costruzione della chiesetta (al posto della preesistente cappella), che fu consacrata l’8 dicembre 1949, intitolata a San Marco Evangelista.
Inizialmente la piazza era soltanto lo “slargo” accanto alla chiesa ed il passaggio per raggiungere Via Cippico. In quello spazio erano collocati i lavatoi del Villaggio Giuliano.
L’unica cosa identica ad oggi erano i giardini che contornavano la vecchia chiesetta con i pini piantati all’epoca del Villaggio Operaio dell’E42.

ALTRE FOTO ANNI ’50
La fisionomia della piazza iniziò a cambiare a fine Anni ’50, con la costruzione delle due palazzine sui due lati della vecchia chiesa e di quelle sulla retrostante Via Cippico. Contestualmente scomparvero i lavatoi e vennero abbattuti i primi padiglioni, così da poter costruire subito dopo il “grattacielo” (così fu chiamato dagli abitanti, sebbene abbia solo 7 piani) sull’altro lato.
Sul lato dove oggi sorge la chiesa di San Marco rimase uno spazio vuoto e abbandonato (in quanto l’Opera profughi già aveva stabilito la costruzione di una nuova chiesa in quel punto), che gli abitanti del Villaggio chiamavano lo “Scovazon” (cioè l’immondezzaio, anche se in realtà vi era solo un po’ di vecchio materiale da costruzione) che divenne luogo di giochi ed avventure dei bambini.
A questo punto la piazza assunse sostanzialmente la fisionomia che avrebbe tenuto fino all’abbattimento della chiesetta nel 1972.
FOTO PALAZZINE PIAZZA, SCOVAZON
Il momento chiave della Piazza fu il 27 maggio 1962, quando fu le fu ufficialmente dato il nome Piazza Giuliani e Dalmati, e fu inaugurato in piazza il cosiddetto “Monumento all’Esilio”, realizzato dal grande maestro polesano (e figura chiave del mondo degli esuli al Villaggio Giuliano) Amedeo Colella. Si tratta di un bellissimo mosaico raffigurante le città perdute giuliano-dalmate accanto ad una colonna in travertino con i nomi delle suddette città e le parole che Dante recita sull’esilio nel Canto XVII del Paradiso.

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Da quel momento in poi, la piazza divenne il “centro” delle feste, delle manifestazioni e dei giochi di tutta la comunità, caratteristica che conserva tutt’ora.
FOTO, TESTO
Come già detto, l’area dello “Scovazon” fu quella dove l’Opera Profughi decise di costruire la nuova chiesa, una volta che fu chiaro che la vecchia chiesetta del Villaggio era ormai troppo piccola per le esigenze di un quartiere cresciuto moltissimo. Il progetto fu affidato agli architetti Ennio Canino, di rinomata fama, e a Viviana Rizzo, che aveva già lavorato con lui su altre chiese. La prima pietra fu posta il 25 aprile 1970, festa di San Marco.

La costruzione procedette rapidissima e la nuova chiesa fu inaugurata il 29 maggio 1972 dal Cardinale Vicario mons. Angelo Dell’Acqua. La chiesa comprendeva più ampi spazi, uffici, un grande teatro sottostante (che avrebbe in breve assunto grande importanza presso i giovani del quartiere).

Poco tempo prima era stata abbattuta la vecchia chiesetta (un momento di grande divertimento per i ragazzi del Villaggio fu quando gli operai consentirono ai ragazzi stessi di distruggere le vetrate a sassate – oggi sarebbe inimmaginabile!), e al suo posto fu inaugurato il più importante dei monumenti legati alla storia degli esuli. Infatti, il 28 maggio (a 25 anni dalla firma del Trattato di Pace di Parigi con il quale i giuliano-dalmati avevano perso le loro terre), su quell’area venne posta, con una solenne cerimonia, la Lupa romana con i gemelli, portata via da Pola dagli esuli nel 1947 assieme al suo basamento (e poi lasciata nei magazzini dell’Arsenale Militare di Venezia per 25 anni). La Lupa fu anche benedetta dal card. Dell’Acqua.
A questo punto la piazza assunse la fisionomia definitiva che è anche quella che ha ancora adesso.

Negli Anni ’70 la Piazza fu anche il centro delle memorabili edizioni della festa di SS. Vito e Modesto (patroni di Fiume), che si tenevano a giugno, con competizioni sportive, tra cui la classica “maratonina”, alla quale partecipava sempre (anche se fuori gara, ovviamente) l’olimpionico di marcia a Tokyo Abdon Pamich di Fiume, e le gare di corse con i sacchi.
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Inoltre, la conformazione della Piazza (unita allo scarso numero di automobili parcheggiate) la trasformò per tutti gli Anni ’70 (ma anche gli Anni ’60) nel “campo sportivo” dei ragazzi del quartiere, dove si giocavano interminabili partite di calcio, ma anche, più curiosamente, di baseball e di “pindul pandul”.
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A partire dalla fine degli Anni ’70 la Piazza si arricchì di un ulteriore elemento: la sala teatrale posta la chiesa di San Marco iniziò le sue attività come vero e proprio teatro parrocchiale (più tardi chiamato “Teatro Sammarco”) con il primo spettacolo nel giugno 1978: si trattava del musical Jesus Christ Superstar preparato dai ragazzi della Parrocchia con la regia di Fabio Rocchi (nipote di padre Flaminio).
Iniziava così una lunghissima tradizione di spettacoli teatrali presentati da compagnie amatoriali della parrocchia stessa, tradizione che continua tutt’ora.
Nella primavera 1994 venivano collocati nei giardini di Piazza Giuliani e Dalmati i primi “giochi bambini” che includevano uno scivolo, un’altalena e due dondolini.
Negli anni seguenti i giochi sono stati sostituiti due volte, ma sostanzialmente sono rimasti sempre simili.
Un altro momento importante della Piazza si ebbe il 10 febbraio 2003 quando fu celebrata la “Giornata della Memoria”, organizzata dal solito Aldo Clemente assieme al Comitato di Roma A.N.V.G.D.
La manifestazione ebbe il suo momento chiave proprio in Piazza Giuliani e Dalmati, con grandissima successo pubblico (tra cui gli alunni della scuola elementare Tosi che al termine intonarono l’Inno a Tosi e poi quello di Mameli), con la presenza di Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio, Maurizio Gasparri, del sindaco di Trieste Di Piazza, degli esponenti dell’opposizione Willer Bordon e Marcella Lucidi e di molti esponenti del mondo giuliano-dalmata, tra cui lo stilista dalmata Ottavio Missoni e il presidente della Federazione degli Esuli Guido Brazzoduro (che esordiva nel suo discorso con “È la prima volta della nostra memoria”).
L’importanza dell’evento va legata al fatto che anticipò l’approvazione della Legge del Ricordo del 2004.

Nel 2005 tutta la Piazza Giuliani e Dalmati subì un importante restyling con i fondi delle “100 piazze” promossi dai sindaci Rutelli e Veltroni (anzi, di fatto fu l’ultima piazza di Roma ad usufruire dei fondi). Fu pedonalizzata la parte antistante la chiesa, che divenne una specie di sagrato, furono sistemati i giardini con una migliore visibilità della Lupa e con la collocazione di alcuni giochi per bambini.
Due anni dopo, nel 2007, il sindaco Veltroni avrebbe poi intitolato i giardini al maestro Lodovico Zeriav con una solenne cerimonia.
Nel giugno 2008 l’Associazione Gentes, in collaborazione con la Parrocchia di San Marco, organizza la prima “Maratonina Giuliano-Dalmata”, con brevi gare di corsa per bambini dai 2 anni in su (e anche una corsa un po’ più lunga per gli adulti). Partenza e arrivo della Maratonina sarà sempre la Piazza Giuliani e Dalmati.
La manifestazione proseguirà poi per molti anni, spostandosi successivamente al 25 aprile, data significativa in quanto San Marco, e terminando subito prima del Covid a causa delle difficoltà causate da alcune assurde imposizioni sulla sicurezza volute dal governo di allora.
Data al 2009 l’inizio del problema “movida” in Piazza Giuliani e Dalmati. A partire da quell’anno, per ragioni abbastanza misteriose, la piazza è diventata luogo di incontro e raduno di giovani fino a tardissima notte. Sebbene una maggioranza di questi siano ragazzi tranquilli, vi è una minoranza piuttosto consistente molto rumorosa e litigiosa che crea problemi di sicurezza notevoli ai residenti (schiamazzi, danneggiamento di automobili e dei giochi bambini, bottiglie rotte) e, periodicamente, anche spaccio di droga.
I due manifesti dell’Ass. Gentes riportati qua sotto risalgono al 2010 e al 2011 (notare in quest’ultimo la “promessa” per la collocazioni di telecamere di sicurezza arrivate solo nel 2025):



Nel 2019 veniva finalmente restaurato il Monumento all’Esilio in Piazza Giuliani e Dalmati con una raccolta fondi degli abitanti e con una generosa offerta del vetraio Sergio Marson di Via dei Corazzieri. Il restauro si era reso necessario a causa dei danni del tempo e dei vandali soprattutto sulla vetrata protettiva del mosaico.
E così per breve tempo sarebbe stato possibile vedere il mosaico in tutto il suo splendore originario (quando non era previsto nessun vetro protettivo, dati i tempi diversi).
L’8 febbraio del 2020 la Piazza si arricchiva di un ulteriore “monumento”, le cosiddette “Pietre-Famiglie del ricordo”, un progetto fortemente voluto da Oliviero Zoia e appoggiato da tutte le associazioni del quartiere.
Si tratta di una serie di “mattonelle” poste sulla parte pedonalizzata davanti alla chiesa di San Marco, riproducenti con la loro disposizione la forma delle “terre perdute” della Venezia Giulia e riportanti i nomi e le città d’origine delle famiglie esuli venute a vivere al Villaggio Giuliano.
La cerimonia, affollatissima e con la banda dei bersaglieri, sarebbe anche stata l’ultima cerimonia pubblica prima del lockdown causato dal Covid.

Dopo innumerevoli richieste, sono state finalmente collocate nel dicembre 2025 tre telecamere di sicurezza all’angolo tra la piazza e i giardini, allo scopo di proteggere giochi e monumenti dagli atti di vandalismo.
Descrizione
Piazza Giuliani e Dalmati si colloca nel punto più alto del quartiere, in cima alla collina, così da riprodurre in un certo senso il “centro” di uno storico paese italiano.
La piazza è (ormai solo parzialmente) ombreggiata dagli storici pini marittimi piantati all’epoca del Villaggio Operaio dell’E42 nel 1938.


La piazza è dominata sulla destra dalla mole della chiesa di San Marco Evangelista, importante opera architettonica dell’arch. Canino, eretta nel 1972.

Davanti alla chiesa, sul sagrato, si può vedere una delle opere più recenti del nostro quartiere, le “Pietre-famiglie del Ricordo”, inaugurate nel febbraio 2020.

Davanti alla chiesa, sul sagrato, si può vedere una delle opere più recenti del nostro quartiere, le “Pietre-famiglie del Ricordo”, inaugurate nel febbraio 2020 (la foto è relativa al giorno dell’inaugurazione, successivamente sono state collocate altre pietre)
Di fronte, si erge uno dei monumenti più amati dalla comunità giuliano-dalmata, il Monumento all’Esilio dell’artista istriano Amedeo Colella eretto nel 1962, accanto al quale si trova la targa in ricordo di Aldo Clemente, principale “artefice” del Villaggio Giuliano.

In linea con l’asse di Viale Sinigaglia si erge inconfondibile la Lupa di Pola, eretta in questo punto nel1972 subito dopo l’abbattimento della vecchia chiesetta. La Lupa è probabilmente il monumento più simbolico di tutto il quartiere perché ricorda sia l’appartenenza dell’Istria all’Italia (Pola era il capoluogo della provincia istriana e la lupa era stata donata da Roma subito dopo il 1918), sia il dramma dell’esodo rappresentato dalla frattura nella pietra.

Tutta la parte in fondo della Piazza, inclusa quindi la Lupa e l’emiciclo attorno, sono parte del giardino Zeriav. Il giardino è sempre stato presente, ma è stato intitolato al maestro Zeriav solo nel 2007 con una cerimonia presieduta dal sindaco Veltroni.
Il giardino è la principale piccola area verde del quartiere ed accoglie anche alcuni giochi per bambini, qui posti per la prima volta nel 1994.
I pini del giardino sono anch’essi frutto delle piantumazioni del Villaggio Operaio dell’E42 del 1938, ma vi sono anche altri alberi, tra cui alcuni lecci ed un piccolo rovere piantato recentemente dall’Ass. Gentes.
I giardini sono luogo di ritrovo di bambini, anziani e anche giovani (soprattutto la sera e, ahimè, anche la notte con conseguenti problemi di rumore ).
