San Marco Evangelista è dal 1949 la chiesa del quartiere Giuliano-Dalmata, anche se l’edificio non è più quello originario.
Storia della chiesa e della parrocchia
Al Villaggio Operaio dell’E42 era presente una piccola cappella per le necessità religiose degli operai, costruita nel maggio 1940. Dopo l’abbandono dei lavori e l’occupazione delle truppe americane, la cappella era stata usata come deposito e officina meccanica e versava in pessime condizioni.


Gli esuli appena giunti nel 1947-48 dovettero adattarsi e la usarono come chiesa (infatti fu proprio nella suddetta cappella che si celebrò il primo matrimonio in occasione dell’inaugurazione del Villaggio Giuliano. Era tuttavia necessario un rinnovamento, anche perché i frati appena giunti non avevano un luogo specifico in cui dormire e si adattavano a farlo in un locale dei “padiglioni”.

In quel periodo iniziale la cura spirituale degli esuli fu affidata temporaneamente ai Padri Passionisti, gli stessi che dovettero “caricarsi” la responsabilità degli eventi relativi all’apparizione della Madonna alla Grotta delle Tre Fontane a Bruno Cornacchiola il 12 aprile 1947.
La storia di questa apparizione, sebbene fuori dal nostro quartiere, all’epoca era dentro il territorio della Parrocchia e quindi è interessante conoscerla meglio (vedi link), e influì molto sui pensieri del nuovo parroco, padre Giovanni Martini.
LINK MADONNA TRE FONTANE
Il 25 aprile 1949, su iniziativa di mons. Antonio Santin, rovignese e vescovo di Trieste e Capodistria, e di Padre Alfonso Orlini di Cherso, Ministro Generale dei Frati Minori Conventuali nonché presidente dell’Ass. Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, la cura delle anime del nascente Villaggio Giuliano fu affidata proprio ai Frati Minori Conventuali di Padova e venne chiamato il cappellano militare, nonché frate francescano, padre Giovanni Martini ad occuparsi della chiesetta nascente e degli esuli. La scelta dei frati padovani fu anche legata al ragionamento relativo alla vicinanza culturale e linguistica tra Padova e la Venezia Giulia che li avrebbe integrati più facilmente con gli esuli del Villaggio Giuliano.
In quei mesi la ristrutturazione della cappella rese necessario celebrare la Messa all’aperto oppure in uno dei padiglioni. I frati, inoltre, non avevano dove dormire, e gli furono assegnati dei piccoli alloggi in uno dei padiglioni.
Successivamente padre Orlini fece anche sì che gli stessi frati francescani si occupassero della parrocchia di SS. Pietro e Paolo all’EUR quando quella chiesa fu terminata qualche anno dopo.

A tempo di record fu realizzata la nuova chiesetta che fu intitolata a San Marco Evangelista (la scelta di San Marco fu in qualche modo obbligata: per evitare “gelosie” tra i vari campanili dell’Istria, si decise di ricorrere al patrono di Venezia, che era in qualche modo comune a tutti), esattamente nella stessa posizione della cappella (della quale si sfruttò l’abside), cioè in asse con il viale (futuro Viale Sinigaglia) e circondata dai pini dei giardini. La costruzione era costata ben 6 milioni di lire (di cui un milione dalla Presidenza del Consiglio, 300.000 lire da parte di Papa Pio XII e il resto a carico dell’Opera Profughi). Il progetto era stato redatto dal geom. Mariano Cannizzaro dell’Opera Profughi e poteva ospitare, secondo Difesa Adriatica, circa 350 persone (in realtà un po’ di meno). La chiesa rimase poi la stessa per i successivi 25 anni.
La consacrazione avvenne il 4 dicembre 1949 da parte di Mons. Traglia, alla presenza del vicepresidente dell’Opera Profughi Ciampani e del presidente dell’A.N.V.G.D. padre Orlini. Nell’occasione, 30 bambini ricevettero la Prima Comunione e la Cresima (all’epoca si faceva tutto lo stesso giorno).
In realtà ancora fervevano i lavori, per cui la chiesa venne aperta al culto solo 4 giorni dopo.

Gli eventi procedettero rapidamente: la chiesetta fu eretta a Parrocchia già il 27 gennaio 1949 e la cerimonia ufficiale si tenne il 26 marzo 1950, alla presenza del cardinale Luigi Traglia. Nacque così la parrocchia di San Marco Evangelista in Agro Laurentino (la prima parrocchia di tutto l’attuale IX Municipio di Roma). Il territorio originario della parrocchia, come si intuisce anche dal nome, comprendeva un’enorme area di campagna attorno al Villaggio Giuliano, inclusa parte dell’Eur e la Cecchignola. Il primo parroco (come sappiamo già presente dall’anno prima) fu padre Giovanni Martini dei Frati Minori Conventuali.
Il 1950 fu anche Anno Giubilare, e nell’occasione giunsero a Roma anche numerosi esuli, che in gran parte si concentrarono al Villaggio Giuliano. Tra il 9 e l’11 settembre si tenne una grande “Pellegrinaggio-Raduno dei Giuliano-Dalmati” alla presenza dei soliti Mons. Santin, Padre Alfonso Orlini e Aldo Clemente, segretario dell’Opera Profughi. Come sempre, il raduno fu allietato dai canti e da un concorso canoro.
FOTO GIUBILEO
Nel giugno 1951 la chiesetta si arricchì di un nuovo elemento, la campana di bronzo, acquistata con una sottoscrizione degli stessi esuli del Villaggio. La campana fu benedetta con una cerimonia presieduta da padre Orlini, che tenne un infervoratissimo discorso (come ebbero a dire i presenti dell’epoca).
Altri elementi che si aggiunsero negli anni alla chiesetta furono la bella pala d’altare intitolata “Madonna dell’esilio” di Andrea Fossombrone, finanziata dalla famiglia Bracco.
Al momento dell’abbattimento della chiesetta la pala purtroppo finì per moltissimi anni in un sottoscala ed è stata recuperata e restaurata solo nell’ottobre 2025.
La Pasqua del 1953 vide la partenza del parroco Giovanni che tornò alla sua Padova. Dopo una brevissima parentesi di reggenza di un giovane frate Martino Penasa, nel luglio 1953 arrivò il nuovo parroco, padre Luigi Danielli da Trieste, che sarebbe rimasto per 15 anni, legando indelebilmente la sua figura a quella della Parrocchia di San Marco. Assieme a padre Luigi giunse sempre da Trieste fra’ Giulio Rella, sacrestano del Duomo ed esule da Pola, che si dedicò da subito ai giovani organizzando e guidando un bel gruppo di scout, che divenne il “motore” di numerose iniziative quali veglie, recite teatrali, incontri sportivi e gite. Fra’ Giulio è ancora oggi ricordato con immenso affetto dagli ex ragazzi dell’epoca, ora signori di 70 e più anni.


Il gruppo scout, Roma 27, gestito da fra’ Giulio, si riuniva inizialmente in piccole capanne erette nel piccolo giardino dietro la chiesetta, poi, con la costruzione delle nuove case, si spostarono in uno scantinato di Via Smareglia, da cui furono poi cacciati per gli “schiamazzi” e si trasferirono definitivamente in Via F.lli Reiss Romoli (dove ora ha sede la Biblioteca).
I “lupetti” dell’epoca ricordano ancora la divisa con berretto verde, camicia celeste e fiocco giallo. Della prima sede ricordano la presenza di un altare con un quadro della Natività e il testo del Cantico delle Creature di San Francesco. Erano divisi in quattro gruppi, Aquile, Gheppi, Leopardi e Linci.
I ragazzi più grandi invece indossavano un cappello da cowboy e camicia cachi e si chiamavano “Rover”.
Gli scout furono il centro della vita dei giovani del Villaggio e poi del Quartiere per tutto il periodo della permanenza di fra’ Giulio, organizzando sia attività religiose che gite, scampagnate, recite teatrali. Fra le attività più importanti la guardia al Santo Sepolcro a Pasqua, le processioni natalizie e i “fuochi del bivacco” il 23 aprile, San Giorgio (patrono degli scout) nel piccolo terreno dietro la chiesetta.

Nel novembre 1955 i fiumani offrirono alla chiesetta la statua del loro patrono San Vito.
Un’altra statua che trovò posto nella chiesa fu quella di Sant’Eufemia, patrona di Rovigno.
Queste statue furono salvate dalla Società di Studi Fiumani ed oggi sono collocate nell’Archivio-Museo Storico di Fiume.

Altri sacerdoti affiancarono padre Danielli durante la sua lunga permanenza al quartiere, tra cui padre Marcellino Mendini e padre Sebastiano Sartor.
Il 7 dicembre 1956 viene consacrata una nuova chiesa su Via dei Genieri alla Cecchignola. Poiché la nuova chiesa era più grande, disponeva di ampi locali anche per i frati ed aveva campi sportivi a disposizione e persino un piccolo teatro dove si potevano proiettare film, la titolarità della Parrocchia passò temporaneamente dalla chiesetta al Villaggio Giuliano alla nuova sede, anche se il “cuore” della Parrocchia rimase sempre al Villaggio.
I giovani dell’epoca ricordano ancora che padre Luigi portava nella sua giardinetta numerosi bambini (più dei quattro consentiti…) che data l’età non potevano spostarsi da soli da una sede all’altra.
La titolarità rimase quindi all’altra sede per quattordici anni, fino alla consacrazione della nuova chiesa di San Marco nel 1972. Nel 1979 la chiesa della Cecchignola si staccò definitivamente da San Marco diventando parrocchia autonoma con il nome di San Giuseppe da Copertino.


Durante tutti gli Anni ’50 e ’60 era soprattutto il momento del Natale il più significativo per i giovani della Parrocchia, con le recite e i presepi viventi organizzate dagli scout e con i presepi di cartapesta in chiesa.
Qui a fianco un presepio realizzato per il Natale 1958 da Umberto Micich, detto “Kennedy”, padre di Marino Micich, l’attuale direttore dell’Archivio-Museo storico di Fiume.
Nel novembre 1968 lasciano la Parrocchia dopo 15 anni di attività il parroco padre Luigi Danielli e il suo insostituibile aiutante, fra’ Giulio Rella (che morirà l’anno seguente a Trieste). Il nuovo parroco sarà padre Giulio Masiero.
FOTO
La vecchia chiesetta del Villaggio era ormai troppo piccola per le esigenze di un quartiere cresciuto moltissimo e quindi l’Opera Assistenza Profughi (che donò il terreno su cui sarebbe sotto l’edificio), assieme ai Frati Francescani iniziarono i lavori per la realizzazione di una nuova chiesa più grande e più moderna. Il progetto fu affidato agli architetti Ennio Canino, di rinomata fama, e a Viviana Rizzo, che aveva già lavorato con lui su altre chiese, mentre la direzione dei lavori andò all’ing. Paolo Giannelli. La prima pietra viene posta il 25 aprile 1970, festa di San Marco da parte del card. Angelo Dell’Acqua:


Il parroco padre Giulio non potè però vedere la nuova chiesa, in quanto nell’ottobre 1970 fu sostituito da un nuovo parroco, padre Benedetto Fortin.
La chiesa nuova fu costruita piuttosto rapidamente, tant’è che ci vollero meno di due anni per il suo completamento, nonostante fosse un edificio molto grande e piuttosto complesso.
FOTO COSTRUZIONE CHIESA NUOVA
La chiesetta fu quindi abbattuta e la nuova fu inaugurata il 29 maggio 1972 dal Cardinale Vicario mons. Angelo Dell’Acqua alla presenza di padre Vitale Bonmarco e del parroco Benedetto Fortin.
L’inaugurazione fu allietata dai canti del coro di Istria Nobilissima, e dall’esecuzione all’organo dell’Agnus Dei, tratto dalla Missa Dalmatica del musicista di Spalato Francesco De Suppé e dalle letture tenute da Bepi Nider.
La chiesa comprendeva più ampi spazi, uffici, un grande teatro sottostante (che avrebbe in breve assunto grande importanza presso i giovani del quartiere) ed una Cappella dedicata ai Santi Patroni Giuliani-Dalmati, abbellita quasi subito da un’opera del maestro Colella.
Davanti alla cappella fu collocata nel 1975 una lapide dedicata a due benefattori della nostra chiesa, mons. Raffaele Radossi, ultimo arcivescovo italiano di Parenzo e Pola, e padre Alfonso Orlini.












L’anno seguente, il 10 marzo 1973, San Marco assunse l’importante titolo cardinalizio, che tuttora conserva.
Il primo cardinale ad essere nominato fu il card. Emile Biayenda, congolese, assassinato in Congo nel 1977.
Nella foto, il cardinale assieme al parroco Benedetto Fortin al momento dell’assunzione della carica.
Proprio a suggellare il completamento della nuova chiesa e anche per ribadire la considerazione dei giuliano-dalmati presso il Vaticano (non dimentichiamo che una delle cause dell’esodo furono le persecuzioni religiose), venne la visita pastorale di Papa Paolo VI l’8 aprile 1973.
Durante l’omelia, il Papa pronunciò le seguenti parole: “Voi profughi avete sofferto molto. Con voi l’Italia si è arricchita, è diventata più buona”.




Nell’ottobre 1973 ulteriore avvicendamento: il padre Benedetto Fortin lascia la Parrocchia e diventa parroco padre Lorenzo Gottardello, che sarebbe rimasto titolare per 6 anni, fino ad un nuovo avvicendamento nell’ottobre 1979 con l’arrivo di padre Cristoforo Pasqual.

Alla morte del cardinale Biayenda nel 1977, la titolarità cardinalizia della Parrocchia rimase vacante per alcuni anni, finché il 31 maggio 1983 la carica viene assunta dal card. Alexandre do Nascimento, vescovo di Luanda (Angola).
Il cardinale visse fino all’età di 99 anni e tenne quindi la carica fino al 28 settembre 2024.
Il 29 gennaio 1984 Papa Giovanni Paolo II compie la sua visita pastorale alla Parrocchia e al Quartiere Giuliano-Dalmata. Al momento, è l’ultima visita papale presso San Marco.











Il 28 maggio 1984 la Cappella dedicata ai Giuliano-Dalmati, presente fin dalla costruzione della chiesa nel 1972, si arricchì dei mosaici dei Santi Patroni della città istriane e dalmate. L’iniziativa fu frutto di un “Comitato per i santi Patroni della Venezia Giulia e Dalmazia”, ispirato da padre Flaminio Rocchi assieme ad Aldo Clemente, Giuseppe Nider, Silvano Drago ed altri personaggi in vista del quartiere. I mosaici furono realizzati dall’artista Nino Gortan, esule da Pinguente, supportato dalla Scuola Mosaicisti di Spilimbergo, la massima autorità in Italia in quel campo. I mosaici erano precedentemente stati benedetti da Papa Giovanni Paolo II il 1° maggio di quello stesso anno in Piazza San Pietro.

Nell’ottobre 1988 diventa parroco padre Giovanbattista (“Gianni”) Chiari che rimarrà per sei anni, seguito, dall’ottobre 1994 da padre Gabriele Maragno, che sarà quello che rimarrà più a lungo (dopo padre Luigi).
Il 18 maggio 1996 visita pastorale di S.E. Card. Camillo Ruini, all’epoca vicario del Papa e anche presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
Il 13 dicembre 1996, caduto il “veto” dell’architetto Canino e dei suoi eredi (che non prevedeva nessun “abbellimento” nella chiesa di San Marco) fu inaugurata una bella vetrata dedicata a San Marco e agli esuli giuliano-dalmati. Questa fu realizzata grazie ad un iniziativa del sempre attivo Aldo Clemente e riporta l’evangelista Marco, la Basilica di San Marco a Venezia e gli stemmi delle cinque province “perdute” integralmente o parzialmente. La cerimonia di inaugurazione, con la benedizione da parte dell’Arcivescovo di Gorizia padre Vitale Bommarco, profugo da Cherso, ebbe la significativa presenza del sindaco di Gorizia Gaetano Valenti e di quello di Roma, Francesco Rutelli.
L’anno seguente, nel giugno 1997 fu inaugurata una seconda vetrata di fronte alla precedente, questa dedicata a San Francesco d’Assisi, in considerazione della presenza dei frati francescani in Parrocchia.
Nell’ottobre 2005 diventa parroco padre Annibale Marini, che era già stato presente a lungo nella Parrocchia negli Anni ’80. Sarà l’ultimo parroco francescano della Provincia Patavina.
Nel settembre 2013, dopo oltre 60 anni di presenza, i francescani della Provincia Patavina lasciano la Parrocchia di San Marco e subentrano i frati francescani della Provincia Rumena con il nuovo parroco, padre Adrian Matei, con una grande cerimonia alla presenza di Mons. Paolo Schiavon.
Solo due mesi dopo nel novembre 2013, però, padre Adrian – per il quale la carica di parroco stava risultando troppo onerosa psicologicamente – venne sostituito da padre Damian Frunza nominato dal card. Agostino Vallini.
Nel novembre 2016, dopo oltre 60 anni di permanenza, i frati francescani lasciano la cura della Parrocchia di San Marco. Già negli ultimi anni si era passati dai francescani della Provincia patavina ai francescani rumeni, ma ora la Parrocchia passava definitivamente alla gestione della Curia romana.
Il 27 novembre diventava ufficialmente parroco don Giulio Barbieri, che sarebbe rimasto fino al settembre 2024, coadiuvato nei primi anni da don Nelson Zubieta Vega.

Il 25 aprile 2017, festa di San Marco, per volere di don Giulio e con la partecipazione del Comitato di Roma ANVGD, veniva finalmente collocato il Leone di San Marco sulla facciata della chiesa. Il leone, dono della famiglia Foscari di Venezia (vedi avanti i dettagli), era rimasto per oltre 40 anni nel sottoscala a causa del veto imposto dall’arch. Canino.
La solenne cerimonia, presieduta dal vescovo, veniva allietata dal canto della Preghiera dell’Esule intonato da Ferruccio Conte.

VIDEO+FOTO
Nell’ottobre 2024, su richiesta dello stesso Santo Padre, il parroco don Giulio veniva trasferito alla sua precedente parrocchia a Tor Bella Monaca, e i sacerdoti di quella parrocchia venivano a San Marco, nelle persone di don Mario e don Alessandro.
Inizialmente la carica di parroco sarebbe dovuta andare a don Alessandro, ma i suoi impegni presso la Curia convincevano il vescovo a nominare nuovo parroco don Mario Mesolella nel dicembre 2024.
Nell’ottobre 2025 la pala d’altare di Andrea Fossombrone, originariamente collocata nella vecchia chiesetta del Villaggio Giuliano, e successivamente tenuta in un sottoscala della nuova chiesa (sempre per il veto dell’arch. Canino a collocare alcunché nella chiesa), veniva finalmente restaurata da parte del Comitato di Roma ANVGD su forte spinta della sua presidente Donatella Schürzel e ricollocata in une degna posizione all’interno della chiesa, dopo una toccante cerimonia presieduta dal card. Baldo Reina.
I parroci e i sacerdoti

padre Giovanni Martini (1949-1953)

padre Luigi Maria Danielli (1953-1968)
padre Luigi fu coadiuvato da fra’ Giulio Rella (biografia a parte)

padre Giulio Masiero (1968-1970)

padre Benedetto Fortin (1970-1973)

padre Lorenzo Gottardello (1973-1979)

padre Cristoforo Pasqual (1979-1988)

padre Giovanbattista (Gianni) Chiari (1988-1994)

padre Gabriele Maragno (1994-2006)

padre Annibale Marini (2006-2013)

padre Adrian Matei (2013)

padre Damian Frunza (2013-2016)

don Giulio Barbieri (2016-2024)
coadiuvato da don Nelson Zubieta Vega

don Mario Mesolella (2024- )
Descrizione della chiesa e delle sue opere d’arte
CHIESA+OPERE
CAPPELLA SANTI PATRONI
Il teatro “Sammarco”
Nel giugno 1978 si ebbe la prima di uno spettacolo al Teatro della Parrocchia, all’epoca senza nome (nella locandina compare come “teatro sottostante la chiesa”), ma più tardi battezzato “Teatro Sammarco”: si trattava del musical Jesus Christ Superstar preparato dai ragazzi della Parrocchia con la regia di Fabio Rocchi (nipote di padre Flaminio).
Iniziava così una lunghissima tradizione di spettacoli teatrali presentati da compagnie amatoriali della parrocchia stessa, tradizione che continua tutt’ora.

MATERIALI