Via Antonio Smareglia

Via Antonio Smareglia sorse negli Anni ’50 e subito si caratterizzò per avere condomini di buon livello su un lato e case molto popolari sull’altro.
La strada, in ripida discesa, collega Via Cippico con Via dei Sommozzatori ed è a carattere esclusivamente residenziale.

La strada prende il suo nome dal musicista istriano Antonio Smareglia (Pola 1854-Grado 1929).

Via Antonio Smareglia nacque verso la metà degli Anni ’50 assieme alla parallela Via Bacci quando l’Opera Assistenza Profughi decise di attuare le edificazioni progettate nel 1954 per dare alloggio al crescente numero di profughi giuliano-salmati.
Le prime palazzine (dopo le cosiddette “case arancioni” già costruite un paio d’anni prima lungo Via Cippico) furono realizzate prevalentemente con due grandi enti qualificati, quali l’INA-Casa (piano statale ideato già nel 1949 da Amintore Fanfani) e l’UNRRA-CASAS (United Nations Relief and Rehabilitation Administration, creato nel 1947 per la ricostruzione postbellica in Italia). Si tratta delle case popolari poste sulla destra della strada.

A fine Anni ’50 furono realizzate anche le due palazzine sul lato opposto, di una qualità nettamente superiore, anch’esse previste nel progetto dell’Opera Profughi.
A questo punto la strada assunse sostanzialmente la fisionomia che possiede ancora oggi.

L’ultima modifica significa alla strada si ebbe nell’aprile 2002 quando, su richiesta dell’allora Comitato di Quartiere, il XII Municipio (su interessamento del cons. Cuoci) realizzò il parapedonale, essenziale per la sicurezza dei pedoni in quanto fino a quel momento, nonostante il divieto di sosta, le auto parcheggiavano su entrambi i lati obbligando i pedoni a camminare al centro della strada stessa.

Via Antonio Smareglia parte in lieve discesa (che diventa poi più accentuata nella parte finale) da Via Cippico, affiancata su entrambi i lati dalle “case arancioni” erette nei primi Anni ’50 per i profughi giuliano-dalmati. Si tratta di case molto semplici di stile tradizionale.

Nel secondo tratto la strada ha abitazioni molto differenziate: sulla destra case popolari, edificate poco dopo quelle precedenti sempre per gli esuli giuliano-dalmati dall’Opera Assistenza Profughi; sulla sinistra due palazzine più signorili (anch’esse però edificate a fine Anni ’50 per gli esuli) denominate “Villa Adria” e “Villa Istria”.

Nel 1986, sulla facciata di “Villa Adria” venne posta una targa in ricordo di Attilio Paliaga, “el dotor”, che per molti anni era stato l’unico medico del Villaggio (e che aveva vissuto proprio in quella palazzina).

Nel cortile di “Villa Istria” era posta sino a pochi anni fa una scultura in bronzo dell’artista Amedeo Colella che rappresentava una capretta, simbolo dell’Istria, nello stile tipico dell’artista. Colella aveva donato l’opera proprio al condominio dove aveva vissuto sino alla sua precoce scomparsa.