Il Villaggio Giuliano all’inizio del 1950 appariva ad un ipotetico osservatore ormai “compiuto” nella sua parte essenziale, anche se sarebbe molto cresciuto nelle vie adiacenti negli anni successivi. In effetti proprio in quell’anno vennero prodotte delle “cartoline” del Villaggio, quasi a voler suggellare la sua compiutezza.
Assieme a questa sono presenti altre foto, tutte risalenti al 1950-52, utili per una panoramica più completa del Villaggio dell’epoca.

L’ingresso al Villaggio avveniva dalla Via Laurentina attraverso degli archi in travertino che riportavano la scritta “Esposizione Universale 1942 Villaggio Operaio”. La cancellata originaria era già stata eliminata negli Anni ’40. Tutto il Villaggio corrispondeva al civico 639 della Via Laurentina e le buchette della posta erano tutte poste all’esterno (anni dopo, il postino di quartiere, Antonio, ricordava come fosse complicato cercare le singole persone in tutto l’insieme delle buche).
Dopo gli archi si apriva uno slargo con a destra i negozi e la scuola (ma l’ingresso ai negozi avveniva anche all’esterno, vedi oltre) che dava sul viale alberato.
Dietro lo slargo si trovava un campo scoperto dove i giovani giocavano a pallacanestro (sarà il nucleo della futura “Giuliana”).
Davanti sorgeva la “torre dell’acqua” che serviva come serbatoio di raccolta dell’acqua potabile. La torre sarebbe stata abbattuta solo negli Anni ’60. dalla torre era già stata rimossa la scritta propagandista di epoca fascista (vedi il Villaggio Operaio).
Davanti si vedono chiaramente i padiglioni e in fondo la chiesetta, appena costruita.

Il viale (ancora senza nome) visto in direzione opposta. Si nota chiaramente il fondo ancora in ghiaia, e, in fondo, gli archi d’ingresso.
Ai lati, i padiglioni dove vivevano tutti i profughi, fino alla costruzione delle prime case su Via Cippico nel 1953, resesi necessarie quando il numero degli esuli sopraggiunti era diventato troppo grande. Al centro si intravede la fontana (si vede meglio in una foto più avanti).
Nella foto si vedono chiaramente i giovani pini piantati all’epoca del Villaggio Operaio e che nel 1950 avevano circa 22 anni.

Questa foto mostra benissimo la fontana che sorgeva al centro del viale (oggi incrocio tra Viale Sinigaglia e Via F.lli Reiss Romoli. Molto spesso le foto “ufficiali” di comunioni, matrimoni, ecc. venivano scattate proprio in questo punto.
La fontana fu eliminata durante gli Anni ’50, per favorire il transito delle automobili.

La chiesa di San Marco, appena costruita, che ricalca esattamente lo stile architettonico dei padiglioni e degli archi d’ingresso con le colonnine in mattoncini. Sulla facciata si vede il bassorilievo con il leone di San Marco (ora sulla facciata dell’Archivio Museo di Fiume).
Ai lati si vedono i pini, coevi di quelli sul viale (ma forse qualcuno era già presente prima del Villaggio Operaio) che sono oggi quelli del giardino Zeriav. Parte del giardino era recintato ed era della chiesa, mentre la parte sulla sinistra era “pubblica” (dove oggi ci sono i giochi bambini). La piazza invece non esisteva ancora e dietro la chiesa vi era un dirupo ancora completamente selvaggio.

Questa foto è stata scattata dal tetto della torre dell’acqua e mostra molto bene i padiglioni, mostrando chiaramente le due ali laterali che si allungano sul retro, dove nei primi anni gli esuli avevano realizzato piccoli orti.
Al centro si vede bene la fontana (corrispondente oggi circa all’incrocio con Via F.lli Reiss Romoli.
In fondo a sinistra, accanto alla chiesa si nota lo slargo che costituirà successivamente Piazza Giuliani e Dalmati, dove all’epoca erano collocati i lavatoi (la piccola costruzione all’estremità sinistra).
Sullo sfondo, la campagna romana ancora non costruita e, in basso a sinistra, le casette delle “Galere”.

Questa foto non fa parte delle “cartoline” e fu probabilmente scattata qualche tempo dopo, però è utile perché mostra chiaramente i negozi sulla parte esterna del Villaggio. Quello in primo piano era la bottega degli alimentari della fam. Zaccai.
Il pino in primo piano ancora esiste ed è quello davanti alla palazzina di Viale Sinigaglia 4.
Nella foto si vedono anche le prime automobili possedute dagli esuli.


Queste due foto mostrano il corridoio esterno e quello interno dei padiglioni, dove si affacciavano le porte dei mini-appartamenti.