
L’Opera Assistenza Profughi Giuliano-Dalmati (successivamente solo Opera Assistenza Profughi) nacque ad inizio 1949 grazie all’intervento del prefetto Tommaso Ciampani (nominato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dell’epoca, Giulio Andreotti), dalle ceneri del Comitato Nazionale per i Rifugiati Italiani, che era sorto nel febbraio 1947 al momento della firma del Trattato di Pace di Parigi con l’adesione di nomi illustri quali De Gasperi, Einaudi, Bonomi, ecc. sotto la presidenza di Vittorio Emanuele Orlando e segretario Fausto Pecorari.
L’ente fu immediatamente riconosciuta come “ente morale” con Decreto del Presidente della Repubblica il 27 aprile di quello stesso anno, con Oscar Sinigaglia (vedi sotto) quale primo presidente.
L’Opera indirizzò subito la propria azione su tre tematiche principali: la casa, costruendo alloggi per profughi residenti nelle varie province italiane, il lavoro, occupandosi della formazione professionale e del collocamento dei giuliano-dalmati sul mercato del lavoro e l’assistenza ai bambini, mettendo a disposizione dei giovani profughi le proprie strutture sanitarie, educative e ricreative.
La sede dell’Opera fu sempre a Roma, ma l’ente ebbe anche delle sezioni distaccate nelle località che avevano un numero elevato di profughi, come Trieste, Milano, Venezia ed altre.
L’Opera (come fu brevemente chiamata da tutti) avrebbe consentito, soprattutto negli Anni ’50 e ’60 la costruzione praticamente dell’intero Villaggio (e poi Quartiere) Giuliano-Dalmata, assieme ai suoi primi esercizi commerciali, avrebbe fatto realizzare le scuole e favorito l’inserimento al lavoro di migliaia di esuli a Roma e in tutta Italia. Segretario generale e di fatto factotum dell’Ente fu per tutta la sua storia un’altra figura fondamentale per il nostro quartiere, Aldo Clemente.
L’Opera stessa fu subito affiancata nella sua azione dal Madrinato Italico, fortemente voluto dalla moglie del presidente Sinigaglia, Marcella Mayer, in particolare nell’assistenza dei bambini profughi.
Un momento chiave si ebbe il 25 novembre 1952, quando l’allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi aderì alla richiesta di patrocinare la raccolta dei fondi per il programma edilizio dell’Opera in quel momento ai suoi inizi. Il 10 febbraio 1953 (sesto anniversario del Trattato di Pace) lo stesso Presidente invitò al Quirinale tutto il Consiglio d’Amministrazione dell’Opera.
Nel 1953 alla presidenza dell’Opera giunse Guglielmo Reiss Romoli in sostituzione di Sinigaglia appena deceduto. Reiss Romoli riuscì ad ottenere un mutuo dall’Amministrazione Aiuti Internazionali, necessario per acquisire le aree subito a nord del Villaggio che erano di proprietà dell’Ente EUR e con ciò realizzare nuove edificazioni al Villaggio Giuliano.
Seguirono le presidenze di Enrico Ricceri, Ernesto Manuelli ed Emanuele Cossetto.
In generale l’Opera riuscì far costruire migliaia di alloggi in tutta Italia (nel 1954 ne avevano già fatti realizzare circa 2500).
Inoltre l’ente riuscì anche a far avviare numerosissime attività artigianali e commerciali, effettuando i finanziamenti necessari che si sarebbero dovuti restituire a tassi molto vantaggiosi. Spesso si trattava di riavviare attività già esistenti in Istria, Fiume e Dalmazia che erano state abbandonate e quindi con professionalità già esistenti.
Un altro ufficio dell’Opera curava l’assistenza ai minori, in particolare quelli orfani o di genitori in gravi difficoltà economiche, in collaborazione con i Ministeri dell’Istruzione e dell’Interno. La realizzazione al Villaggio Giuliano della Casa della Bambina e del Convitto Femminile vanno inquadrati all’interno di questa attività (così come in molte altre località italiane).
Nel 1974 l’Opera cambiò la propria denominazione diventando “Ente Nazionale per Lavoratori Rimpatriati e Profughi“, e ciò perché ai profughi giuliano-dalmati (ormai nella quasi totalità sistemati in via definitiva) vennero ad aggiungersi i rimpatriati dalla Libia in seguito alla presa al potere di Gheddafi, nonché quelli già precedentemente esodati dalle altre ex colonie africane, quali Eritrea e Somalia.
In effetti, un certo numero di rimpatriati dalla Libia vennero sistemati anche nelle ultime palazzine edificate lungo Viale Sinigaglia a fine Anni ’60.
Il 29 agosto 1977 il DPR 616 decretò lo scioglimento dell’Ente, incluso tra quelli definiti “enti inutili” all’interno di una più ampia riorganizzazione dello Stato, e l’anno seguente l’Opera fu effettivamente sciolta, con la conseguente chiusura anche dei collegi da essa retti, tra cui la Casa della Bambina e il Convitto femminile, che restarono per qualche tempo abbandonati, ed ebbero poi vite completamente diverse.