La Casa della Bambina, fortemente voluta dai coniugi Oscar Sinigaglia e Marcella Mayer, che stanziarono per essa e per il Convitto femminile 25 milioni dell’epoca (circa 530.000 euro del 2025), era una necessità immediata del Dopoguerra, in quanto in quegli anni le bambine orfane o figlie di famiglie giuliano-dalmate con difficoltà economiche erano ospitate nel Palazzo degli Uffici in quella che veniva chiamata “Casa dei bambini giuliano-dalmati”, uno dei pochi edifici dell’EUR già funzionante, ma i dirigenti dell’EUR volevano liberare la sede, come testimonia una lettera indirizzata al Questore di Roma del 8 agosto 1951.
Per le la soluzione del problema di queste bambine entrò in gioco la figura di Marcella Mayer, che nel gennaio 1949 aveva fondato il “Madrinato Italico”, che si sarebbe occupato proprio delle necessità economiche (e anche umane) delle bambine. stesse. Nel corso dello stesso 1949 sappiamo (dalla lettura del bilancio del Madrinato pubblicato su Difesa Adriatica nel gennaio 1950) che il Madrinato aveva partecipato con oltre 2 milioni di lire alle spese per le 200 bambine alloggiate nei locali dell’EUR ( su un costo totale annuale di oltre 25 milioni, in gran parte stanziati dal Ministero della Pubblica Istruzione).
La “prima pietra” dl nuovo edificio lungo la Via Laurentina ai margini di quello che era il Villaggio Giuliano fu posta il 25 ottobre 1953 e il collegio fu inaugurato il 23 gennaio 1955. Al momento dell’inaugurazione, l’edificio fu intitolato a “Marcella e Oscar Sinigaglia” e fu benedetto dal vescovo di Trieste, il rovignese mons. Antonio Santin. Il discorso inaugurale fu tenuto dal triestino Guglielmo Reiss Romoli, anche a nome del Presidente del Consiglio dell’epoca, Mario Scelba, ala presenza di moltissime autorità, tra cui il sindaco di Trieste Gianni Bartoli e quello di Roma Salvatore Rebecchini.
Estratto del discorso di Reiss Romoli:
“L’inaugurazione di questo bel collegio sorto grazie all’esemplare, munifico contributo della a noi tanto cara ideatrice e presidentessa del madrinato italico Marcella Sinigaglia Mayer e del sempre sollecito aiuto del Ministero degli Interni segna una tappa fondamentale sul cammino delle realizzazioni dell’Opera per l’Assistenza ai Profughi Giuliani e Dalmati. Nel sorriso di queste bimbe che ci hanno accolto con i loro canti gioiosi è la soddisfazione di oggi. Ci conforta di poter dire a loro: Avete ritrovato le vostre case, avete ritrovato le vostre tradizioni, avete ritrovati in noi l’affetto dei genitori che a molte di voi sono mancati.
Per Osccar Sinigaglia e per quanti avevano combattuto sul Carso, questa, di aiutare ed assistere i profughi era una attestazione di fede ed un innato dovere morale verso i fratelli ai quali avevamo portato il Tricolore nel lontano 1918, ed è un impegno verso questi esuli che per amore dell’Italia non hanno badato a rinuncie.
Noi dobbiamo far sì, con le nostre povere forze, ma con ogni convinzione operante, che le migliaia e migliaia di profughi che ancora attendono una casa ed un tranquillo lavoro possano al più presto trovare in seno alla Patria una sistemazione decorosa e continuativa; soprattutto fermamente vogliamo che i loro figli crescano italiani.
Oggi che un’altra tappa è stata raggiunta, guardiamo all’avvenire con maggiore tranquillità, ma non con minore volontà di sempre più operare; a tutti i fratelli profughi che ancora vivono nei campi di raccolta promettiamo di dedicare i nostri sforzi di oggi ed il nostro futuro lavoro e confidiamo, con l’aiuto di quanti ci sono generosamente vicini, di poter assicurare a tutti gli esuli un pieno reinserimento nella vita nazionale”.

L’istituto era retto da un Consiglio di Vigilanza, presieduto all’inizio da il professore Socrate Ciccarelli, molto sensibile alla tradizione culturale e al patriottismo degli esuli. La cura delle bimbe delle elementari fu affidata a suore ed educatrici laiche (tra cui Cristina Briolo, Alda Chiari Montanari e Matilde Trombetta), con l’istriana suor Maria Ambrosina Barzellato come Madre superiora e Angela Rositani come maestra del coro.
L’edificio era stato progettato dall’ing. Alfredo Foschini ed i lavori erano stati eseguiti dalla ditta Rinelli. Il collegio era in grado di ospitare da subito 120 bambine dai 6 ai 12 anni (ma anche di più successivamente) su una superficie di 1600 mq con un ampio parco di 6400 mq.



Nel 1960 venne inaugurata, all’interno della Casa della Bambina, una scuola materna, intitolata a Rita Valdoni. Questo asilo andava così ad affiancarsi a quello presente nella scuola “Tosi”.
L’inaugurazione veniva effettuata dalla “madrina” per eccellenza, Marcella Mayer, accompagnata dal sempre presente Aldo Clemente e da Amedeo Colella

Nel 1978, con lo scioglimento dell’Opera Assistenza Profughi, anche i collegi da essa retti furono sciolti, e quindi anche la Casa della Bambina, che restò per qualche tempo abbandonata.
Passato in proprietà alla Regione Lazio, per breve tempo ne fece una sede della USL Roma 12, mentre il piano terra fu concesso al Comune per farne un Centro Anziani, ancora presente oggi.
L’anno successivo, nel 1979 venne però collocata sulla facciata prospicente la Via Laurentina una grande targa a ricordo di Oscar Sinigaglia.
Nel 2011 prendono il via i lavori di ristrutturazione della ex Casa della Bambina Giuliano-Dalmata.
Al termine dei lavori, l’edificio (eccetto la parte del Centro Anziani) sarebbe diventato sede del “Numero unico di emergenza” 112.
Con l’occasione veniva anche risistemato il Monumento ai Caduti Giuliano-Dalmati (il “Cippo carsico”) prospicente il palazzo.
