Via Antonio Cippico

Via Antonio Cippico fu la seconda strada ad essere realizzata nel quartiere quando, agli inizi degli Anni ’50, si rese necessario ampliare le abitazioni per il sopraggiungere di ulteriori profughi dall’Istria e dalla Dalmazia.
Ha un andamento particolare, perché nel primo tratto è parallela al Viale Sinigaglia, ma poi curva e gira dietro ai giardini pubblici di Piazza Giuliani e Dalmati.

La strada deve il suo nome ad Antonio Cippico (Zara -Roma 1935), politico dalmata, irredentista e senatore del Regno.

Via Cippico fu la prima “nuova” strada ad essere realizzata subito dopo la nascita del Villaggio Giuliano, per la necessità di costruire nuove abitazioni per il costante afflusso di profughi all’inizio degli Anni ’50.

Queste due foto del 1949 che ritraggono Romano Sablich con la sua famiglia rendono l’idea di come si presentava il “retro” dei padiglioni dove presto sarebbe sorta Via Cippico, con gli orticelli dei profughi.

Il 30 giugno 1951, secondo il grande progetto approvato l’anno precedente, veniva posta simbolicamente (infatti i lavori iniziarono l’anno seguente) la prima pietra della prima casa al di fuori del vecchio Villaggio Operaio: si trattava delle case arancioni ancora ancora esistenti su Via Cippico. Le case furono costruite con i fondi della Legge per i Senzatetto molto rapidamente (anche con fondi internazionali), tant’è che già alla fine del 1953 i lavori si potevano dire conclusi.

In questa foto aerea di inizio 1953 si vede sulla sinistra Via Cippico con le prime tre case arancioni già costruite; la strada è ancora sterrata.

Nel 1957 venne completata la costruzione del Convitto Femminile, il cui ingresso principale era su Via dei Sommozzatori, ma anche con un ingresso secondario (tutt’ora esistente) su Via Cippico, in uno slargo dove al tempo la strada terminava.
Nella foto la celebrazione per la fine dell’anno scolastico 1959 con le ragazze che tengono le bandiere delle città perdute.
Dietro si vede lo slargo e il retro della palazzina che dà su Piazza Giuliani e Dalmati in costruzione.

A fine Anni ’50 Via Cippico veniva completata nel tratto successivo al Convitto con una curva che portava dietro ai giardini di Piazza Giuliani e Dalmati e la chiesetta. Qui nel 1959 venivano costruite tre nuove palazzine, di cui la prima dedicata principalmente ai dipendenti dell’Opera Assistenza Profughi; la seconda fu chiamata palazzina “dei pompieri” perché alcune famiglie dei pompieri di Pola (eroi della Seconda Guerra Mondiale) andarono ad abitare proprio là.

Ad inizio Anni ’60 comparve all’angolo tra Via Cippico e Via Laurentina la prima edicola (ancora oggi presente, ma un po’ spostata e molto più grande). Nella foto, Marisa Hagendorfer, la cui famiglia gestiva il giornalaio.

Nel 1961 rinacque al Villaggio Giuliano la Società Ginnastica “Zara” in uno scantinato delle case arancioni di Via Cippico. La società e la palestra furono dirette per tutta l loro esistenza dal maestro Arturo “Turi” Battara.
La palestra rimase attiva fino a quasi tutti gli Anni ’70, in un periodo in cui non vi erano altre palestre intorno, quindi svolgendo un ruolo essenziale per tutti i giovani del quartiere.

Nel 1963 la Società di Studi Fiumani (rifondata a sua volta a Roma nel 1960) fonda al quartiere Giuliano-Dalmata l’Archivio-Museo Storico di Fiume, con sede in Via Cippico 10. Il Museo, riconosciuto successivamente a livello nazionale, iniziò a raccogliere cimeli, documenti, opere artistiche e memorabilia non solo della città di Fiume ma anche del resto delle terre perdute.

A partire dal 1968, con la conclusione della costruzione delle tre palazzine dette degli “africani” (in quanto abitate in parte dagli italiani rimpatriati dalla Libia dopo la presa di potere da parte di Gheddafi), la fisionomia di Via Cippico è rimasta sostanzialmente la stessa (se si escludono alcuni recenti abbattimenti di pini).

Via Cippico parte dalla Via Laurentina con andamento parallelo a Viale Sinigaglia da un lato e Via dei Sommozzatori dall’altro.
La strada presenta delle piccole aiuole su entrambi i lati e, fino a pochissimi anni fa, era ombreggiata da una serie di pini analoghi a quelli su Viale Sinigaglia (abbattuti nella maggior parte senza alcuna valida ragione). Le aiuole sulla sinistra sono attualmente curate da un residente.
Sulla destra si possono vedere le 5 “case arancioni”, che oggi sono le più antiche abitazioni del quartiere (escludendo le “Galere”) in quanto risalgono al 1951-53. Fino a pochi anni fa non avevano alcuna recinzione e quindi i cortili erano liberamente accessibili, ma recentemente si è reso necessario creare le recinzioni per ragioni di sicurezza e di “invasione” degli spazi.

Sulla destra dopo pochi metri si trova l’ingresso all’Archivio Museo Storico di Fiume, collocato ai primi due piani della palazzina relativa.

Sul muro esterno della quarta delle “storiche” case arancioni è posta una targa che ricorda che in quella casa visse morì il sen. Antonio Tacconi da Spalato.

Più avanti la strada incrocia Via Bacci e Via F.lli Reiss Romoli, e subito dopo Via Smareglia.
Alla fine del rettilineo di trova uno slargo che consente l’accesso dal lato posteriore al Liceo Aristotele (ex Convitto Femminile). Lo slargo diventa abbastanza “famigerato” all’orario di ingresso alla scuola a causa dell’affollarsi dei genitori che accompagnano i figli a scuola, altrimenti è una zona piuttosto tranquilla.

Dopo lo slargo la strada compie una stretta curva a 90° verso destra e passa dietro ai giardini di Piazza Giuliani e Dalmati su un piano leggermente più basso dei giardini.
Al termine dei giardini la strada incrocia a sinistra la ripida discesa di Via Mussafia e poi termina con un piccolo slargo davanti all’ultima palazzina della strada, in un punto particolarmente tranquillo del quartiere.
Questa palazzina si colloca in una posizione molto particolare, in quanto la facciata è in piano (siamo sulla spianata alta della collina del quartiere), mentre sul retro si trova molto alta sopra Via Canzone del Piave e la ex scuola Tosi.