INDICE:
“Chi c’era prima di noi”
La storia del quartiere Giuliano-Dalmata fino alla fine del 1800 è legata alle più ampie vicende dell’area circostante, a partire dall’arrivo dei latini verso il 1000 a.C. Per avere una panoramica di tutta questa storia “antica” scorri il testo sottostante:
Tra fine ‘800 e il 1946
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Il quartiere entra nella “storia” a partire da fine Ottocento, quando le prime costruzioni ancora esistenti vengono edificate. Si tratta delle attuali “Galere” che nascono come stabilimento penale per i lavori forzati nel 1881, quando il governo italiano si accorda con i monaci trappisti delle Tre Fontane per la bonifica dell’area dell’attuale Eur.
Dopo la fine dell’”esperimento” dei lavori forzati, la parte della tenuta delle Tre Fontane che comprende il nostro quartiere, denominata “Tenuta di Ponte Buttero” (cioè il ponte sulla Laurentina che scavalcava il fosso di Vigna Murata all’altezza dell’attuale Viale Aeronautica) fu ceduta dai monaci nel 1913 e divenne proprietà del Marchese di Roccagiovine.
L’altro grande avvenimento che precede la vera nascita del quartiere (ma che ne fu la causa originaria, si veda più avanti), fu la costruzione del Villaggio Operaio a partire dal 1938 dove venivano alloggiati gli operai che lavoravano alla realizzazione dell’Esposizione Universale di Roma (E.U.R.), detta anche E42 perché avrebbe dovuto essere tenuta appunto nel 1942.
Nel 1939 sorse anche il primo nucleo della Città Militare della Cecchignola che, sebbene fuori dal perimetro del nostro quartiere, ha sempre avuto un rapporto molto forte con la nostra realtà.
Nasce il “Villaggio Giuliano” (1947-50)
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La vera nascita dell’attuale quartiere Giuliano-Dalmata si pone alla fine del 1946 con l’arrivo dei primi profughi istriani, fiumani e dalmati che fuggivano dalle persecuzioni del regime di Tito nelle terre dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia che sarebbero state date alla Jugoslavia in virtù del Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947.
Già nel corso del 1946 e nei primi mesi del 1947 erano giunti a Roma numerosi profughi, che avevano trovato alloggio provvisorio in caserme, a Cinecittà e molti persino nei sotterranei della costruenda Linea B della metro a Termini. Tali alloggi erano chiaramente insufficienti e del tutto inadeguati.
Alcuni profughi, guidati da Luigi Capurso da Zara, occuparono informalmente il Villaggio Operaio probabilmente già a fine 1946. Tra gli altri arrivano le famiglie Bevilacqua, Brumat, Cannizzaro, Cerglienco, Cobelli, Colella, Dorcich, Paliaga e Sablich.
Vista la situazione, il Comitato Venezia Giulia e Zara (precursore dell’Ass. Naz. Venezia Giulia e Dalmazia) aveva più volte chiesto alle autorità l’”ufficializzazione” di tale occupazione, ma inizialmente senza risposta. Alla fine, con una specie di “colpo di mano”, l’onorevole triestino Fausto Pecorari riuscì con il supporto del Comitato Nazionale Rifugiati Italiani da lui costituito a far assegnare formalmente ad un gruppo di 12 famiglie i primi 12 appartamenti ricavati dai padiglioni degli operai. Era il 12 settembre 1947. Per la prima volta si parla di “Villaggio Giuliano”.
Ecco l’articolo come comparve su Difesa Adriatica del 18 settembre: “Venerdì 12 u.s. l’On. Pecorari, Presidente del Comitato Nazionale per la Venezia Giulia e Zara, alla presenza dei prefetti Ciampani e Saporiti e di alcuni funzionari del Comitato Nazionale ha proceduto alla consegna a dodici famiglie giuliane di altrettanti appartamenti edificati nella zona dell’E.U.R. in località Cecchignola di Roma. Con una breve e semplice cerimonia l’On. Pecorari ha consegnato i contratti di locazione ai capofamiglia. Quindi ha avuto luogo la benedizione dei locali officiata da Padre Rocchi. Gioia e commozione erano i sentimenti che dominavano l’animo dei presenti. Il Villaggio Giuliano-Dalmata sta sorgendo nella zona degli edifici dell’Esposizione Universale Romana in un complesso di costruzioni che furono danneggiate dalla guerra e dall’accantonamento di truppe negre. Il Comitato si propone di riedificare in tale villaggio un centinaio di abitazioni che, non appena pronte, verranno assegnate ai profughi giuliano-dalmati. I lavori vengono condotti in economia dallo stesso Comitato, che si avvale di operai profughi, e proseguono alacremente tantoché si spera di poter ospitare parecche decine di famiglie prima che sopraggiunga l’inverno”
Questo Villaggio iniziale, indicato sullo stradario di Roma con l’indirizzo unico “Via Laurentina 639” era però ancora molto fatiscente, anche in seguito all’abbandono per diversi anni e all’occupazione da parte di un battaglione americano nel 1944-45. L’acqua, fornita dalla torre-cisterna, era l’unica risorsa immediatamente disponibile, assieme all’autobus “223” che dalla Città Militare conduceva a San Paolo. Il Villaggio era chiuso verso la Via Laurentina da un lungo porticato in travertino con cancellate (che furono però subito rimosse). Attorno, fatta eccezione per il piccolo insediamento agricolo delle “Galere” e la nascente Città Militare, non vi era nulla, solo campagna, essendo anche l’EUR in stato di abbandono pressoché completo. All’interno, i profughi risiedevano nei cosiddetti “padiglioni”, cioè le costruzioni adibite ad alloggio per gli operai dell’E42 e ora divise da tramezzi. In fondo al viale, affiancato dai giovani pini piantati una decina di anni prima, si trovava la piccola cappella del Villaggio Operaio, che però versava in pessima condizioni.



Tra quel settembre del 1947 e il 1948 moltissimi esuli giunsero al Villaggio Operaio richiamati in parte dal classico “passaparola” ma anche dal fatto che il governo, su iniziativa del Commissario Governativo per i Rifugiati, avv. Ciampani, aprì una procedura per l’assegnazione di alloggi tramite domanda (che era valida solo per chi già risiedeva a Roma).
In virtù di questo, verso la fine del 1948 il numero dei profughi al Villaggio Operaio ammontava ormai probabilmente a quasi un migliaio.

Contemporaneamente a ciò, già dal 28 marzo 1947 un certo numero di bambini aveva iniziato l’attività scolastica all’Eur nel palazzo del ristorante (uno dei pochi terminato e funzionante), vista la vicinanza con i profughi che già si erano insediati al Villaggio Operaio. La scuola si chiamava provvisoriamente “Casa del Bambino Giuliano-Dalmata”.
Dal 1° ottobre la sede fu spostata nel più decoroso Palazzo degli Uffici, anch’esso già terminato.
In quegli stessi giorni avvenne vicino al Villaggio nascente un evento non direttamente collegato con questo, ma che ebbe molte ripercussioni su tutta la zona e soprattutto sui primi sacerdoti venuti al Villaggio. Ci si riferisce all’apparizione della Madonna alla Grotta delle Tre Fontane a Bruno Cornacchiola il 12 aprile 1947. Maggiori notizie su questo evento alla storia della Parrocchia di San Marco Evangelista.
In questo periodo l’assistenza spirituale degli esuli era affidata ai Padri Passionisti, ma questi rimasero solo fino all’aprile 1949.
Il 7 novembre 1948, il Governo italiano, dopo aver rapidamente restaurato i primi padiglioni ed averli adibiti a più dignitose abitazioni, “ufficializzò” la presenza degli esuli con una vera e propria “inaugurazione”, alla presenza del giovane sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giulio Andreotti, della moglie del Presidente del Consiglio De Gasperi, di Mons. Munzani, arcivescovo di Zara che, assieme a Padre Orlini celebrò il primo matrimonio.
Contemporaneamente veniva inaugurata anche la scuola elementare “Federico Di Donato – Succursale Villaggio Giuliano” nel primo padiglione (vicino a dove oggi sorgono i negozi di Viale Sinigaglia). In realtà un certo numero dei bambini che già frequentavano la “Casa del Bambino Giuliano-Dalmata” all’Eur erano già stati trasferiti in quei locali dal 20 ottobre precedente.
120 famiglie ricevettero le “chiavi” degli appartamenti creati dai grandi stanzoni dei padiglioni degli operai dell’E42. Era nato finalmente il “Villaggio Giuliano”!


Ad inizio 1949 avvenne un altro importantissimo evento che avrebbe influenzato la crescita del neonato quartiere per i seguenti 30 anni, e cioè la nascita, grazie all’intervento del prefetto Tommaso Ciampani (nominato proprio da Giulio Andreotti), dell’Opera Assistenza Profughi Giuliano-Dalmati, che fu immediatamente riconosciuta come “ente morale” con Decreto del Presidente della Repubblica il 27 aprile di quello stesso anno, con Oscar Sinigaglia (vedi sotto) quale primo presidente. L’Opera (come fu brevemente chiamata da tutti) avrebbe consentito, soprattutto negli Anni ’50 e ’60 la costruzione praticamente dell’intero Villaggio (e poi Quartiere) Giuliano-Dalmata, assieme ai suoi primi esercizi commerciali, avrebbe fatto realizzare le scuole e favorito l’inserimento al lavoro di migliaia di esuli a Roma e in tutta Italia. Segretario generale e di fatto factotum dell’Ente fu per tutta la sua storia un’altra figura fondamentale per il nostro quartiere, Aldo Clemente.
Già a gennaio 1949, quasi a voler “testimoniare” la “nuova vita” al Villaggio Giuliano, nasceva il primo bambino, Bruno Sponza, figlio di Francesco, esule da Pola. Il medico che assistette al parto fu il dott. Attilio Paliaga, coadiuvato dalla giovane levatrice Fiorella Vatta, polesana.
Corre qui l’obbligo di ricordare anche altri tre dottori che curarono la gran parte degli abitanti del Villaggio Giuliano fino agli Anni ’70, il dott. Giovanni Ciccolini, presente fin dall’inizio, e poi, immediatamente dopo, il dottor Giuseppe Monaco, che non aveva origini giuliano-dalmate, ma che si era perfettamente integrato al Villaggio Giuliano, anche perché aveva sposato una esule, e dal 1965 il dottor Maurizio Turrisi, zaratino.
Articolo apparso su Difesa Adriatica nel maggio 1949:

Mappa IGM del 1949 dove compare per la prima volta il Villaggio Giuliano:

Il 16 settembre, in occasione della festa di Sant’Eufemia (patrona di Rovigno), si tenne al Villaggio un’interessante cerimonia, con la benedizione delle bandiere dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia (ognuna delle quali aveva una madrina, simbolicamente scelte tra le signore che avevano avuto figli o mariti infoibati). La festa incluse i canti del coro del maestro Gregorio “Goio” Bosazzi (ed è la prima volta che il suo coro viene citato, ma durerà per altri 30 anni), col maestro Carlo Fabretto al piano, e le poesie di Bepi Nider, il servizio bar di Pinuccio Guanti (ed anche questa è la prima volta che viene citato il Bar Zara, ancora esistente) e l’elezione della “reginetta”, la giovane Silvia Dorigo.

Il 30 marzo 1949, quasi a voler confermare l’ufficialità del nuovo insediamento, venne in visita al quartiere il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.
L’ultimo grande evento di questo periodo iniziale fu la consacrazione, avvenuta l’8 dicembre 1949, della chiesetta del Villaggio Giuliano, intitolata a San Marco Evangelista. La piccola cappella del Villaggio Operaio, usata alla fine della Guerra dai soldati americani come deposito e officina meccanica, era in condizioni pessime, e una rapida ricostruzione a tempo di record aveva consentito la realizzazione della chiesetta, che sarebbe rimasta tale per circa 25 anni. La cura delle anime era già stata affidata da qualche mese ai Frati Minori conventuali di Padova, che per qualche mese avevano celebrato Messa all’aperto o in uno dei padiglioni. Ciò era avvenuto con l’intervento fondamentale del rovignese arcivescovo di Trieste mons. Antonio Santin e di padre Alfonso Orlini, Ministro Generale dei Frati Minori Conventuali e presidente dell’Ass. Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Un importante contributo venne anche da Papa Pio XII che elargì 300.000 per i lavori.

All’alba del nuovo decennio quindi il Villaggio Giuliano aveva assunto la fisionomia che poi avrebbe conservato per tutto il decennio (anche se in realtà si sarebbe ingrandito anche molto nelle vie adiacenti). È quindi qui opportuno dare una breve descrizione di come appariva ad un osservatore che giungesse dalla Via Laurentina:
Anni Cinquanta: il “Villaggio” cresce e il quartiere si allarga
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Gli Anni ’50 videro subito un grande fervore innovativo al Villaggio Giuliano. L’aumento rapido della popolazione (a fine Anni ’50 si era arrivati ad almeno 2.000 esuli) e le crescenti esigenze della popolazione imponevano una serie di realizzazioni pratiche.
Il primo evento importante fu l’erezione al Parrocchia della chiesetta di San Marco sorta l’anno precedente. Già sancita canonicamente il 27 gennaio, il successivo 26 marzo 1950, alla presenza del cardinale Luigi Traglia si tenne la solenne cerimonia, e così nacque la parrocchia di San Marco Evangelista in Agro Laurentino. Il territorio originario della parrocchia, come si intuisce anche dal nome, comprendeva un’enorme area di campagna attorno al Villaggio Giuliano, inclusa parte dell’Eur e la Cecchignola. Il primo parroco (in realtà già presente al Villaggio Giuliano) fu padre Giovanni Martini dei Frati Minori Conventuali.
In quello stesso 1950 l’Opera Assistenza Profughi varò un grande progetto per ingrandire e trasformare il Villaggio Giuliano. Il progetto partì già nel 1951 e si poté dire completato a fine Anni ’60, con la realizzazione di moderne palazzine inserite nel verde di ampi giardini condominiali, di una serie di esercizi commerciali (negozi e botteghe di artigiani), la costruzione di ben due collegi per le bambine e le ragazze giuliano-dalmate e di una scuola pubblica. L’intero progetto urbanistico fu affidato all’architetto Venturi che progettò un’area di 54.000 m² che includeva, oltre alle palazzine residenziali anche 18 negozi (11 su quello che poi sarebbe stato denominato Viale Sinigaglia e 7 sulla futura Via dei Sommozzatori) e 9 botteghe artigianali in un lungo caseggiato (chiamato dagli esuli “le fabbriche”) lungo la futura Via dei Granatieri (un forno, due tipografie, tre falegnamerie, una fabbrica di bandiere, un meccanico e un laboratorio di carni).

L’Opera Assistenza Profughi con uno stanziamento di 450.000 lire riuscì a far installare nel corso del 1950 al Villaggio Giuliano le prime linee telefoniche dall’azienda telefonica di Stato.
Nonostante tutte le difficoltà di quegli anni, gli esuli giuliani trovarono sempre il tempo per innumerevoli attività ricreative, spesso molto semplici e poco dispendiose. Tra queste il canto ebbe sempre un ruolo fondamentale, secondo la ricca tradizione delle terre d’origine. Un altro importante spazio lo ebbe lo sport, l balli e le gite. Già ad inizio 1950 un gruppetto di volenterosi guidati da Alfonsino Maietta assieme a Bruno Marsan, Plinio Martinuzzi, Pierdonati e Ziliotto, fondarono il Circolo San Marco che, tra le altre cose, fondò la prima squadra di calcio.
Nel corso del 1950 migliorarono anche i collegamenti con la città. Già nel giugno 1946 aveva ripreso il servizio della linea 223 tra San Paolo e il Villaggio Operaio (vedi due foto “storiche” del 223).
Il 1° luglio 1950 la linea raddoppiava con il nuovo 123 (inizialmente “223 rosso”): entrambe le linee, pur se con percorsi diversi (il 223 diritto per la Laurentina, il 123 attraverso l’EUR), andavano da San Paolo fino alla Città Militare.
Il 1950 fu anche Anno Giubilare, e nell’occasione giunsero a Roma anche numerosi esuli, che in gran parte si concentrarono al Villaggio Giuliano. Tra il 9 e l’11 settembre si tenne una grande “Pellegrinaggio-Raduno dei Giuliano-Dalmati” alla presenza dei soliti Mons. Santin, Padre Alfonso Orlini e Aldo Clemente, segretario dell’Opera Profughi. Come sempre, il raduno fu allietato dai canti e da un concorso canoro (per la cronaca, vinse “Il sogno del polesan”, con musiche del Mo Carlo Fabretto).
INIZIO 1951 VISITA PADRE ORLINI

Il 30 giugno 1951, secondo il grande progetto approvato l’anno precedente, veniva posta simbolicamente (infatti i lavori iniziarono l’anno seguente) la prima pietra della prima casa al di fuori del vecchio Villaggio Operaio alla presenza dell’on. Andreotti: si trattava delle case arancioni ancora esistenti su Via Cippico. Le case furono costruite con i fondi della Legge per i Senzatetto (anche con fondi internazionali) molto rapidamente, tant’è che già nel 1953 i lavori si potevano dire conclusi.
Nel luglio 1951 fu organizzata una manifestazione canora intitolata “La canzone giuliano-dalmata nella vita della Patria”, presentata dal poeta istriano Bepi Nider. Maggiori dettagli nella pagina sul canto.
Fin dall’inizio la presenza del “verde” fu sentita come molto importante e infatti, come detto, tutte le palazzine che furono realizzate ebbero ampi giardini condominiali. Un altro segno di questa attenzione fu l’organizzazione della “Festa degli alberi”. Il primo di tali eventi si ebbe il 23 novembre 1951 per opera del maestro Lodovico Zeriav che coinvolse i bambini della scuola elementare e le bambine della “Casa della Bambina” (ospitate all’EUR, vedi sotto).

Il 1951 vide il primo grande successo sportivo del Villaggio Giuliano (seguirà poi quello, maggiore, della pallacanestro): la squadra di calcio capitanata da Bruno Marsan, detto “Vespa”, zaratino, vinse il torneo P.N.M. di Roma.

Un grande evento del 1953 fu l’arrivo del nuovo parroco a San Marco, padre Luigi Danielli da Trieste, che sarebbe rimasto per 15 anni, legando indelebilmente la sua figura a quella della Parrocchia di San Marco. Assieme a padre Luigi giunse sempre da Trieste fra’ Giulio Rella, sacrestano del Duomo, che si dedicò da subito ai giovani organizzando e guidando un bel gruppo di scout, che divenne il “motore” di numerose iniziative quali veglie, recite teatrali, incontri sportivi e gite. Fra’ Giulio è ancora oggi ricordato con immenso affetto dagli ex ragazzi dell’epoca, ora signori di 70 e più anni.

Anche l’Associazione Sportiva Giuliana nacque nel 1953 al Villaggio Giuliano per dare impulso alle attività sportive degli esuli. Tra i fondatori iniziali e i sostenitori (alcuni dei quali cercarono di rivitalizzarla negli Anni ’70), ricordiamo i nomi di Tullio Sincich, Tauro Millevoi, Bruno Marsan detto “Vespa”, Delmiro Host, Carlo Zandel, Giuseppe “Bepi” Rocchi e molti altri. IL suo maggiore e in realtà incredibile successo di quei primi anni fu l’aver portato la squadra di pallacanestro in Serie A.
Nel 1954 l’Opera Assistenza Profughi, con l’impulso del nuovo presidente Guglielmo Reiss Romoli, poté attuare il grande progetto già previsto circa tre anni prima sull’ampliamento del Villaggio, con la concessione di un primo mutuo dall’Amministrazione Aiuti Internazionali, necessario per acquisire le aree subito a nord del Villaggio che erano di proprietà dell’Ente EUR.
Le nuove edificazioni furono realizzate prevalentemente con due grandi enti qualificati, quali l’INA-Casa (piano statale ideato già nel 1949 da Amintore Fanfani) e l’UNRRA-CASAS (United Nations Relief and Rehabilitation Administration, creato nel 1947 per la ricostruzione postbellica in Italia).

Una figura centrale per la vita del Villaggio Giuliano fu l’industriale Oscar Sinigaglia, il quale, assieme alla moglie, la triestina Marcella Mayer, avendo preso a cuore la vicenda dei giuliano-dalmati, decisero di impegnarsi per migliorare la loro vita. Ad inizio Anni ’50, in pieno accordo con l’Opera Assistenza Profughi, i coniugi stanziarono ben 25 milioni dell’epoca (530.000 euro del 2025) per la realizzazione di due istituti scolastici ed educativi, la “Casa della Bambina giuliano-dalmata” e il “Convitto femminile”. Purtroppo Sinigaglia non poté vedere finiti nessuno dei due edifici, in quanto morì nel giugno 1953. Marcella Mayer aveva già fondato ad inizio 1949 il “Madrinato Italico”, lodevole iniziativa caritatevole che aiuterà soprattutto i bambini esuli.
La Casa della Bambina era una necessità immediata, in quanto in quegli anni le bambine orfane o figlie di famiglie giuliano-dalmate con difficoltà economiche erano ospitate nel Palazzo degli Uffici, uno dei pochi edifici dell’EUR già funzionante, ma i dirigenti dell’EUR volevano liberare la sede. La “prima pietra” fu posta il 25 ottobre 1953 e il collegio fu inaugurato il 23 gennaio 1955 da Guglielmo Reiss Romoli, presidente ANVGD (Reiss Romoli va anche annoverato tra i benefattori del Villaggio, avendo lui stesso fatto importanti donazioni). Al momento dell’inaugurazione, l’edificio fu intitolato a “Marcella e Oscar Sinigaglia”. La cura delle bimbe delle elementari fu affidata a suore ed educatrici laiche, con l’istriana suor Maria Ambrosina Barzellato come Madre superiora. Il collegio poté da subito ospitare 120 bambine dai 6 ai 12 anni.


Come già citato sopra, un ruolo importante nello sviluppo del quartiere lo ebbe l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che a Roma operava attraverso il suo Comitato provinciale. Da una “costola” del Comitato nacque il 22 gennaio 1955 la sezione romana dei Gruppi Giovanili Adriatici. I “GGA” (come venivano normalmente chiamati), che ebbero come instancabile organizzatore e sostenitore la figura di Sergio Amoruso, prima barbiere (infatti tutti lo chiamavano “Sergio Barbier”) e poi proprietario della drogheria su Viale Sinigaglia, rimasero attivi fino al 1978 organizzando soprattutto attività sportive (in particolare la squadra di calcio), gemellaggi con altre realtà di esuli (ad esempio a Fertilia in Sardegna nel 1973) e tenendo anche un “giornale” ciclostilato chiamato “Pagine Giovani”.
Il 9 febbraio 1955 veniva inaugurata la Linea B della metropolitana nel tratto Termini-Laurentina, cambiando in tal modo in maniera radicale il trasporto pubblico nel nostro quartiere. Il progetto in realtà era di epoca fascista, interrotto poi dalla guerra, e ripreso dal 1948. Si trattava, tra l’altro, della prima metropolitana d’Italia.
All’inaugurazione parteciparono il Presidente della Repubblica Einaudi e il cardinale vicario di Roma Micara.
La stazione finale di Laurentina era a binario unico (inizialmente infatti era prevista solo come scalo merci, ma la crescita degli abitanti nell’area fecero optare per una fermata vera e propria), ed andava a collocarsi in un’area dove fino a poco tempo prima era presente uno stagno. La realizzazione della stazione fece cancellare il Ponte Buttero e razionalizzare tutte le strade attorno alla Via Laurentina.


Il 15 maggio 1956 fu una giornata importante per il Villaggio Giuliano: quel giorno infatti venne in visita il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. La visita, oltre alle usuali celebrazioni, fu fatta coincidere con la posa della prima pietra del Convitto Femminile, con l’inaugurazione di alcuni alloggi e con l’intitolazione di Via Icilio Bacci, senatore fiumano ucciso dai partigiani slavi.

Il 7 dicembre 1956 viene consacrata una nuova chiesa su Via dei Genieri alla Cecchignola. Poiché la nuova chiesa era più grande, disponeva di ampi locali anche per i frati ed aveva campi sportivi a disposizione e persino un piccolo teatro dove si potevano proiettare film, la titolarità della Parrocchia passò temporaneamente dalla chiesetta al Villaggio Giuliano alla nuova sede, anche se il “cuore” della Parrocchia rimase sempre al Villaggio.
La titolarità rimase quindi all’altra sede per quattordici anni, fino alla consacrazione della nuova chiesa di San Marco nel 1972. Nel 1979 la chiesa della Cecchignola si staccò definitivamente da San Marco diventando parrocchia autonoma con il nome di San Giuseppe da Copertino.

L’altro collegio finanziato e voluto da Oscar Sinigaglia e destinato alle ragazze più grandi, il “Convitto femminile”, fu realizzato ai margini del Villaggio Giuliano dell’epoca, alla fine di Via dei Sommozzatori. Come detto, la prima pietra fu posta il 15 maggio 1956 in occasione della visita del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, con la benedizione di mons. Ugo Camozzo, arcivescovo di Pisa e in precedenza ultimo vescovo di Fiume italiana. I lavori iniziarono nel mese di ottobre e vennero terminati a fine 1957.

A fine 1956 viene demolito il primo padiglione all’ingresso del Villaggio, ormai fatiscente, quello che ospitava i primi negozi e la scuola elementare Di Donato. Contestualmente vennero anche abbattuti gli archi di accesso al Villaggio, ormai poco funzionali.
I negozi furono rapidamente spostati nel nuovo edificio molto rassomigliante ai vecchi padiglioni, che è quello visibile tuttora (ma senza la torre dell’acqua, abbattuta negli Anni ’60), mentre i bambini ed i maestri della scuola tornarono per breve tempo all’Eur, questa volta nello scantinato del Palazzo dell’Urbanistica.
Di conseguenza, l’Opera Profughi si diede rapidamente da fare per la realizzazione di un nuovo edificio, anche usufruendo di fondi del Comune di Roma. Finalmente, il 18 novembre 1957 la scuola poté essere inaugurata nella sua nuova sede fuori dal vecchio Villaggio, in Via Canzone del Piave (che ancora non esisteva) alla presenza del sindaco di Roma Tupini. La scuola fu dapprima confermata con il nome di Federico Di Donato, ma, date le forti richieste degli esuli, pochi mesi dopo, il 26 aprile 1958 fu definitivamente dedicata a Giuseppe Tosi, coraggioso maestro e ispettore scolastico istriano trucidato dai partigiani jugoslavi nel 1945.

Finalmente nella stagione 1957-58 la squadra di pallacanestro della A.S. Giuliana arriva a militare in Serie B e con una progressione incredibile di 12 vittorie su 16 partite arriva a fine campionato in prima posizione a pari merito con il Messina. E nello spareggio del 20 aprile 1958 l’A.S. Giuliana vince 62-53 e conquista quindi la Serie A. La formazione vincente era: Claudi, Noli, Rosati, Giacobi, Sincich, Knafelz, Bonatelli, Lombardi, Zeppieri, Perugia, allenatore Cafiero Perrella. Purtroppo, a fine stagione, le enormi difficoltà economiche per la gestione della Serie A porta al fallimento della squadra e alla fine di quell’esperienza memorabile.


Gli Anni ’50 videro anche le “imprese” di una figura molto amata al Villaggio Giuliano, Severino Zoia da Mattuglie (Fiume). Proprietario di un negozio di frutta e verdura in Via dei Sommozzatori, vinse numerose volte il premio di “più bella vetrina” di Roma. Le sue mascherate per Carnevale e i suoi scherzi lo resero per tutti gli Anni ’50 e ’60 una figura indimenticabile del Villaggio.
Ecco come appariva il Villaggio Giuliano visto dalla prima palazzina costruita oltre Via dei Sommozzatori nel 1958. Le case di Via Bacci e Via Smareglia sono ormai quasi tutte costruite, e i negozi “storici” su Via dei Sommozzatori sono tutti presenti, mentre sull’altro lato della strada non c’è ancora niente:

Nel novembre 1959 si ebbe la più famosa delle già citate “feste degli alberi” organizzate dal maestro Zeriav. I quell’occasione vennero piantati numerosi eucalipti nell’area dove qualche anno dopo sarebbe sorta la stazione della metro Laurentina. Gli alberi crebbero, e per gli esuli quello divenne “il boschetto” (alcuni di quegli eucalipti ancora resiste davanti al parcheggio della metro).

Anni Sessanta: Il “Villaggio” diventa “Quartiere”
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Il 13 settembre 1961 il Villaggio Giuliano divenne il “Quartiere XXXI Giuliano-Dalmata” che comprendeva ovviamente lo storico Villaggio, tutte le nuove edificazioni circostanti (Via dei Corazzieri, Via Divisione Torino, ecc.) ma anche un’ampia area attorno comprendente gran parte della Cecchignola, Colle di Mezzo e tutte le aree all’epoca ancora disabitate che successivamente sono diventate Prato Smeraldo, Fonte Meravigliosa ed oltre. Occorre comunque tener presente che nella realtà quotidiana delle persone il termine “Quartiere Giuliano-Dalmata” si è sempre applicato solo all’area compresa tra la metro Laurentina a nord, via Laurentina ad ovest, Via Gaurico ad est e la zona non costruita prima di Checco dello Scapicollo.
Come si presentava quindi il Quartiere all’inizio del nuovo decennio? Qui di seguito una descrizione sommaria di com’era, dopo il “fervore” costruttivo che stava avendo luogo soprattutto al di fuori dello storico Villaggio Giuliano.
Il Villaggio stesso avrebbe invece subito una radicale trasformazione proprio nei primi Anni ’60 con l’abbattimento dei padiglioni e la costruzione di nuove palazzine (che sono quelle che si vedono tutt’oggi). Tale operazione si concluse sostanzialmente prima della fine degli Anni ’60 (vedi avanti)
Il 4 novembre 1961 (centenario dell’Unità d’Italia, ma anche anniversario della Vittoria nella Prima Guerra Mondiale) fu posto lungo la Via Laurentina all’altezza della Casa della Bambina una grande pietra prelevata dai campi di battaglia del Carso della suddetta Prima Guerra Mondiale per ricordare i caduti giuliano-dalmati di tutte le guerre (e indipendentemente dal lato del fronte in cui combattevano). Il monumento fu ufficialmente chiamato “Monumento ai Caduti Giuliano-Dalmati”, ma è sempre stato da tutti chiamato semplicemente “Cippo carsico”, e davanti ad esso vengono ancora oggi celebrate le più importanti ricorrenze legate al mondo degli esuli.

Il 4 novembre 1961 (centenario dell’Unità d’Italia, ma anche anniversario della Vittoria nella Prima Guerra Mondiale) fu posto lungo la Via Laurentina all’altezza della Casa della Bambina una grande pietra prelevata dai campi di battaglia del Carso della suddetta Prima Guerra Mondiale per ricordare i caduti giuliano-dalmati di tutte le guerre (e indipendentemente dal lato del fronte in cui combattevano). Il monumento fu ufficialmente chiamato “Monumento ai Caduti Giuliano-Dalmati”, ma è sempre stato da tutti chiamato semplicemente “Cippo carsico”, e davanti ad esso vengono ancora oggi celebrate le più importanti ricorrenze legate al mondo degli esuli.

Sempre nel 1961 rinacque al Villaggio Giuliano la Società Ginnastica “Zara” su interessamento di Maurizio Mandel e di Roberto Concina. La società fu diretta per tutta questa sua seconda vita dal maestro Arturo “Turi” Battara e rimase attiva fino a quasi tutti gli Anni ’70.
La sede fu sempre uno scantinato di una delle case di Via Cippico.
Un altro momento chiave del quartiere fu il 27 maggio 1962, quando fu ufficialmente dato il nome a Piazza Giuliani e Dalmati e a Viale Oscar Sinigaglia (precedentemente per poco tempo “Viale dei Giuliani”) e fu inaugurato in piazza il cosiddetto “Monumento all’Esilio”, realizzato dal grande maestro polesano (e figura chiave del mondo degli esuli al Villaggio Giuliano) Amedeo Colella. Si tratta di un bellissimo mosaico raffigurante le città perdute giuliano-dalmate accanto ad una colonna in travertino con i nomi delle suddette città e le parole che Dante recita sull’esilio nel Canto XVII del Paradiso.

Nel 1962 il nostro Villaggio Giuliano appare in una scena del film di Luigi Comencini “Il Commissario”, dove si vede uno dei protagonisti mentre si fa fare la barba nella bottega di Sergio Amoruso, detto appunto “Barbier”:
Nel 1963 la Società di Studi Fiumani (rifondata a sua volta a Roma nel 1960) fonda al quartiere Giuliano-Dalmata l’Archivio-Museo Storico di Fiume, con sede in Via Cippico 10. Il Museo, riconosciuto a livello nazionale, è un “unicum” nel suo genere, conservando cimeli , documenti, opere artistiche e memorabilia non solo della città di Fiume ma anche del resto delle terre perdute. Attualmente (e da moltissimi anni) il Museo è diretto da Marino Micich, figlio di zaratini.

Nel 1964 fu istituito dall’Opera Profughi al Villaggio Giuliano un regolare servizio di custodi ai quali venne affidato il compito principale di provvedere alla pulizia di strade e marciapiedi e di curare i giardini. I primi furono Giovanni Cerglienco da Sebenico e Antonio Budicin da Rovigno, a cui seguirono Giuseppe Zanghirella da Dignano, Giuseppe Mussap da Zara, Albino Bosazzi da Rovigno, i fratelli Badolato da Pola e Antonio Morgutti.
Verso il 1965 la fisionomia del vecchio Villaggio era ormai mutata radicalmente, dopo l’abbattimento di tutti i padiglioni e la costruzione delle nuove palazzine, eccetto quelle cosiddette degli “africani” che verranno realizzate subito dopo e terminate nel 1968 a causa di una ulteriore ondata di rimpatriati.
Questi ultimi rimpatriati (e non esuli, occorre precisare) venivano fondamentalmente dalle ex colonie africane, Somalia, Eritrea e Libia. Molti erano già venuti via alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma molti altri se ne andarono dalla Somalia nel 1960 quando terminò l’amministrazione fiduciaria italiana, dall’Eritrea tra il 1960 e il 1962, quando l’Etiopia annesse definitivamente quel Paese, e dalla Libia nel 1969 in seguito alla presa di potere del dittatore Gheddafi. In particolare fu la fuga di circa 20.000 italiani dalla Libia a causare un afflusso improvviso di rimpatriati, spesso di famiglie miste.
Nell’ottobre 1968 lasciano la Parrocchia dopo 15 anni di attività il parroco padre Luigi Danielli e il suo insostituibile aiutante, fra’ Giulio Rella (che morirà l’anno seguente a Trieste). Il nuovo parroco sarà padre Giulio Masiero.
Gli Anni Settanta
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La vecchia chiesetta del Villaggio era ormai troppo piccola per le esigenze di un quartiere cresciuto moltissimo e quindi l’Opera Assistenza Profughi (che donò il terreno su cui sarebbe sotto l’edificio), assieme ai Frati Francescani iniziarono i lavori per la realizzazione di una nuova chiesa più grande e più moderna. Il progetto fu affidato agli architetti Ennio Canino, di rinomata fama, e a Viviana Rizzo, che aveva già lavorato con lui su altre chiese. La prima pietra fu posta il 25 aprile 1970, festa di San Marco.

La chiesetta fu quindi abbattuta e la nuova fu inaugurata il 29 maggio 1972 dal Cardinale Vicario mons. Angelo Dell’Acqua. La chiesa comprendeva più ampi spazi, uffici, un grande teatro sottostante (che avrebbe in breve assunto grande importanza presso i giovani del quartiere) ed una Cappella dedicata ai Santi Patroni Giuliano-Dalmati. L’anno seguente, il 10 marzo 1973, San Marco assunse l’importante titolo cardinalizio (che conserva tuttora).

Il giorno precedente l’inaugurazione della nuova chiesa, era stato inaugurato il più importante dei monumenti legati alla storia degli esuli. Infatti, il 28 maggio (a 25 anni dalla firma del Trattato di Pace di Parigi con il quale i giuliano-dalmati avevano perso le loro terre), sull’area che era stata occupata dalla vecchia chiesetta da poco abbattuta, venne posta, con una solenne cerimonia, la Lupa romana con i gemelli, portata via da Pola dagli esuli nel 1947 assieme al suo basamento (e poi lasciata nei magazzini dell’Arsenale Militare di Venezia per 25 anni). La Lupa fu anche benedetta dal card. Dell’Acqua (che il giorno dopo avrebbe inaugurato la nuova chiesa).

Tra il 1972 e il 1973, il vecchio Villaggio Giuliano assiste anche ad un esperimento editoriale: per circa un anno e mezzo viene edito dai giovani appartenenti ai G.G.A. un bimensile intitolato “Pagine Giovani”. La redazione era composta da giovani figli di esuli, tra cui Gianclaudio de Angelini, Roberto Mussapi, Bruno La Piazza, “Zambo” Zavan, che si firmeranno tutti con pseudonimi. La redazione si riuniva nei locali dell’A.S. Giuliana.
A suggellare il completamento della nuova chiesa (inaugurata l’anno prima) e anche per ribadire la considerazione dei giuliano-dalmati presso il Vaticano (non dimentichiamo che una delle cause dell’esodo furono le persecuzioni religiose e teniamo anche in conto il grande ruolo che ebbe padre Flaminio Rocchi con la sua incessante attività), venne la visita pastorale di Papa Paolo VI l’8 aprile 1973.


Gli Anni ’70 la Giuliana videro anche delle memorabili edizioni della festa di SS. Vito e Modesto (patroni di Fiume), che si tenevano a giugno, con competizioni sportive, tra cui la classica “maratonina”, alla quale partecipava sempre (anche se fuori gara, ovviamente) l’olimpionico di marcia a Tokyo Abdon Pamich di Fiume. Accanto a questa, gare di corse con i sacchi, partite di calcio e pallacanestro.
Una grande novità “sportiva” nel 1974: apriva quell’anno la piscina dello Sporting Club Laurentino (avrebbe poi cambiato nome negli anni seguenti) in Via dei Guastatori. Si trattava di una vera novità, in quanto in tutto l’Eur non esistevano piscine per la scuola nuoto.
Il Coro “Istria Nobilissima”, già esistente da moltissimi anni e guidato dal maestro Gregorio “Goio” Bosazzi, pubblicò nel 1975 un 33 giri con la raccolta di canti giuliano-dalmati “Nostalgia del mar”, che ebbe un grande successo soprattutto nel mondo degli esuli.
Nel 1977 finalmente viene aperta anche una scuola media nel nostro Quartiere. Fino a poco tempo prima, infatti, i ragazzi dovevano recarsi in altri quartieri (principalmente a Colle di Mezzo). Dall’anno prima, alcune sezioni di scuola media erano state collocate provvisoriamente nelle aule del catechismo della chiesa di San Marco.
Ora veniva aperto il nuovo edificio in Via Divisione Torino, e la scuola veniva intitolata a Cesare Battisti, volontario irredentista fucilato dagli austriaci durante la Prima Guerra Mondiale.
Nel 1978, con lo scioglimento dell’Opera Assistenza Profughi, anche i collegi da essa retti furono sciolti, e quindi anche la Casa della Bambina e il Convitto femminile, che passarono nella proprietà alla Regione Lazio, restando per qualche tempo abbandonati, ed ebbero poi vite completamente diverse. La Casa della Bambina divenne un Centro anziani al piano terra ed ebbe qualche ufficio della USL locale (ora ASL) al primo piano, restando però in buona parte inutilizzata. Il Convitto femminile invece continuò nella sua vocazione scolastica, diventando dopo qualche passaggio il Liceo scientifico Aristotele.

Nel giugno 1978 si ebbe la prima di uno spettacolo al Teatro della Parrocchia, chiamato più tardi “Teatro Sammarco”: si trattava del musical Jesus Christ Superstar preparato dai ragazzi della Parrocchia con la regia di Fabio Rocchi (nipote di padre Flaminio).
Iniziava così una lunghissima tradizione di spettacoli teatrali presentati da compagnie amatoriali della parrocchia stessa, tradizione che continua tutt’ora.
Gli Anni Ottanta
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Il 29 gennaio 1984 Papa Giovanni Paolo II compie la sua visita pastorale alla Parrocchia e al Quartiere Giuliano-Dalmata. Al momento, è l’ultima visita papale presso San Marco.

Il 28 maggio 1984 la Cappella dedicata ai Giuliano-Dalmati, presente fin dalla costruzione della chiesa nel 1972, si arricchì dei mosaici dei Santi Patroni della città istriane e dalmate. L’iniziativa fu frutto di un “Comitato per i santi Patroni della Venezia Giulia e Dalmazia”, ispirato da padre Flaminio Rocchi assieme ad Aldo Clemente, Giuseppe Nider, ed altri personaggi in vista del quartiere. I mosaici furono realizzati dall’artista Nino Gortan, esule da Pinguente, supportato dalla Scuola Mosaicisti di Spilimbergo, la massima autorità in Italia in quel campo. I mosaici erano precedentemente stati benedetti da Papa Giovanni Paolo II il 1° maggio di quello stesso anno in Piazza San Pietro.

Gli Anni Novanta
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Nella primavera 1994 venivano collocati nei giardini di Piazza Giuliani e Dalmati i primi “giochi bambini” che includevano uno scivolo, un’altalena e due dondolini.
Negli anni seguenti i giochi sono stati sostituiti due volte, ma sostanzialmente sono rimasti sempre simili.
Il 18 settembre 1996 si svolse presso il “Cippo Carsico” una grande manifestazione con circa mille partecipanti, patrocinata da tutte le associazioni dei giuliano-dalmati, per chiedere l’intitolazione del piazzale antistante la metro Laurentina ai “Martiri delle Foibe”. L’iniziativa ebbe grande risalto e il Comune si impegnò a portare avanti la richiesta.
Il 13 dicembre 1996, caduto il “veto” dell’architetto Canino e dei suoi eredi (che non prevedeva nessun “abbellimento” nella chiesa di San Marco) fu inaugurata una bella vetrata dedicata a San Marco e agli esuli giuliano-dalmati. Questa fu realizzata grazie ad un iniziativa del sempre attivo Aldo Clemente e riporta l’evangelista Marco, la Basilica di San Marco a Venezia e gli stemmi delle cinque province “perdute” integralmente o parzialmente. La cerimonia di inaugurazione, con la benedizione da parte dell’Arcivescovo di Gorizia padre Vitale Bommarco, profugo da Cherso, ebbe la significativa presenza del sindaco di Gorizia Gaetano Valenti e di quello di Roma, Francesco Rutelli.
L’anno seguente, nel giugno 1997 fu inaugurata una seconda vetrata di fronte alla precedente, questa dedicata a San Francesco d’Assisi, in considerazione della presenza dei frati francescani in Parrocchia.
Accanto a queste notizie positive, gli Anni ’90 video anche alcuni eventi negativi, il più significativo dei quali fu il “mercatino” su Viale Sinigaglia. Il mercatino, inizialmente autorizzato per 26 stalli il lunedì mattina, si “allargò” negli anni a dismisura, aprendo anche il mercoledì e con oltre 50 stalli (persino di generi deperibili, ad es. il pesce) che invadevano anche Piazza Giuliani e Dalmati e le vie limitrofe, rendendo quasi impossibile per i residenti l’uscita da casa. Va anche detto che gli abitanti di altre zone erano invece favorevoli alla sua esistenza, ma ovviamente non erano quelli che ne subivano le conseguenze.
Il mercatino sarebbe poi stato spostato altrove – dopo innumerevoli proteste dei residenti – nel dicembre 2006.

Anche per tentare di far spostare il suddetto mercato, nacque in quegli stessi anni un primo “Comitato di Quartiere”, su iniziativa di alcuni abbastanza anziani abitanti del vecchio Villaggio, quasi tutti esuli, guidati da Giuseppe “Bepi” Rocchi, fratello di padre Flaminio.
Negli anni successivi il Comitato continuò ad esistere, passando brevemente prima alla presidenza di un giovane, Dorizio Ferrari, e poi più lungamente di Oliviero Zoia, figlio del famoso Severino.
Il Comitato di Quartiere ebbe il suo “momento di gloria” quando riuscì nel 1998 ad evitare il nefasto trasferimento del SERT (servizio per i tossicodipendenti) dall’Ospedale Sant’Eugenio al Centro Anziani sulla Via Laurentina, con tutte le evidenti conseguenze negative della vicinanza tra anziani e tossicodipendenti. Il tutto con una grande manifestazione in strada sulla Via Laurentina, documentata anche dal telegiornale di RaiTre.
In seguito alla grande manifestazione dell’anno precedente, il piazzale antistante la metro Laurentina fu intitolato il 20 dicembre 1997 (a 50 anni dall’esodo) alle “Vittime delle Foibe Istriane” con una grande cerimonia alla presenza del Sindaco di Roma Francesco Rutelli e di altre importanti personalità politiche del tempo, quali Gianfranco Fini, Francesco Storace e Marcella Lucidi.
La cerimonia, “gestita” dal solito Aldo Clemente, aveva preso il via con la S. Messa ed era poi proseguita con l’omaggio al Cippo Carsico sulla Laurentina, per finire al piazzale della metro.

Nel 1997 partì il “rilancio” del Comitato di Roma dell’A.N.V.G.D. per merito soprattutto di tre figure: la presidente arch. Marzia Vodopia, Plinio Martinuzzi e Oliviero Zoia. Questi ultimi riuscirono, sfruttando le nuove leggi emanate, a far acquistare a prezzo di grande favore gli appartamenti che molti esuli avevano ancora in affitto. Dal 2003 la presidenza passò proprio a Plinio Martinuzzi.
Il 12 dicembre 1998 si svolse il primo di una serie ininterrotta di “gemellaggi” tra gli studenti della ormai minoranza italiana in Croazia e Slovenia (i cosiddetti “rimasti”) e il Quartiere Giuliano-Dalmata, organizzati sia dalla Società di Studi Fiumani che dal Comitato di Roma A.N.V.G.D. Nello specifico si trattò dell’incontro, patrocinato dalla Società di Studi Fiumani e dalla Regione Lazio, tra una delegazione i studenti del Liceo italiano di Fiume e gli studenti del Liceo Aristotele.
Il 31 dicembre 1999 i residenti del Quartiere Giuliano-Dalmata erano ormai 10.856 secondo i dati dell’anagrafe. Di questi ancora almeno 2.000 erano esuli o figli di esuli. Occorre comunque ricordare che l’aera considerata era ben più ampia di quella che oggi noi consideriamo il “Quartiere Giuliano-Dalmata”.
Il Duemila: la storia riconosce gli esuli
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Il 16 marzo 2001 viene approvata dal Parlamento la Legge 72/2001 a favore di “Interventi a tutela del patrimonio storico e culturale delle comunità di esuli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia”.
Tale legge ha permesso nel corso degli anni di restaurare o realizzare alcuni delle opere presenti nel nostro Quartiere e di promuovere molte iniziative culturali. Va detto che in ogni caso molto spesso i monumenti presenti nel Quartiere sono stati realizzati con i soldi dei privati che li hanno raccolti autonomamente.
Una significativa pubblicazione si ebbe nel 2002 ad opera della giovane Roberta Fidanzia, figlia di esuli, che realizzò il primo prodotto multimediale sul Quartiere Giuliano-Dalmata” con il suo CD-ROM “Storia del Quartiere Giuliano-Dalmata di Roma”, aprendo la strada ad un nuovo indirizzo di studi moderno.
Il Quartiere Giuliano-Dalmata fu protagonista il 10 febbraio 2003 di un evento di grandissima importanza, precursore delle legge poi approvata l’anno seguente (vedi sotto). L’evento fu la celebrazione della “Giornata della Memoria”, organizzata dal solito Aldo Clemente assieme al Comitato di Roma A.N.V.G.D. (dopo incontri riservati con Gianfranco Fini, all’epoca segretario Nazionale di A.N., e Luciano Violante, esponente DS ed ex presidente della Camera). La manifestazione, svoltasi in tre momenti di cui il più saliente proprio in Piazza Giuliani e Dalmati, ebbe grande successo politico e di pubblico con la presenza dello stesso Gianfranco Fini, Maurizio Gasparri, del sindaco di Trieste Di Piazza, degli esponenti dell’opposizione Willer Bordon e Marcella Lucidi e di molti esponenti del mondo giuliano-dalmata, tra cui lo stilista dalmata Ottavio Missoni.

Proprio in occasione di quella prima “Giornata della Memoria”, lo scrittore e giornalista Diego Zandel pubblicò un bellissimo articolo stile “amarcord”: eccolo qua.
Un importantissimo evento nazionale, che ha avuto notevolissime ripercussioni anche sul nostro quartiere, è stata l’approvazione nel 2004 da parte del Parlamento della Legge sul “Giorno del Ricordo”. La legge pone fine a quasi sessanta anni di oblio e dimenticanza della tragedia delle foibe e dell’esodo, ed istituisce il 10 febbraio (giorno della firma del Trattato di Pace del 1947) come appunto Giorno del Ricordo. Da quel momento il 10 febbraio sarebbe diventato per il nostro quartiere un giorno di grande commemorazione con varie celebrazioni.
Nel 2005 tutta la Piazza Giuliani e Dalmati subì un importante restyling con i fondi delle “100 piazze” promossi dai sindaci Rutelli e Veltroni (anzi, di fatto fu l’ultima piazza di Roma ad usufruire dei fondi). Fu pedonalizzata la parte antistante la chiesa, che divenne una specie di sagrato, furono sistemati i giardini con una migliore visibilità della Lupa e con la collocazione di alcuni giochi per bambini.
Due anni dopo, nel 2007, il sindaco Veltroni avrebbe poi intitolato i giardini al maestro Lodovico Zeriav con una solenne cerimonia.
L’Associazione “Colle della Strega” nacque verso il 2005 per opera di Massimiliano Di Gioia e di Matilde Spadaro al fine di difendere il Fosso della Cecchignola dalle speculazioni edilizie che cominciavano a farsi sentire in maniera consistente.
A quel periodo infatti datano le prime richieste per il “prolungamento di Via Kobler” sul Fosso stesso, come previsto dal piano regolatore del 1962 (ma ampiamente superato dalle cambiate esigenze abitative di Roma): la via avrebbe consentito un rapido collegamento tra il nuovo quartiere di Castello della Cecchignola e la metro Laurentina, ma a costo della distruzione completa dell’ultimo polmone verde del nostro territorio, nonché di una serie di ingorghi nella zona di Via Gaurico.
La questione avrebbe impegnato l’Associazione per tutti i dieci anni della sua esistenza e si sarebbe poi trasferita alle altre associazioni del territorio (tra cui Gentes), fino alla creazione alcuni anni fa di un “Coordinamento delle associazione della Valle del Fosso della Cecchignola”.
Nel maggio 2006 si sciolse il vecchio Comitato di Quartiere (sua ultima azione essere riusciti a far collocare i parapedonali lungo Via Smareglia, salvaguardando così i pedoni contro la sosta selvaggia) e nacque l’Associazione Gentes, che si pone come scopo principale quello “di conservare e valorizzare quei valori sociali e culturali derivanti da tale fusione e al contempo di migliorare la qualità generale della vita degli abitanti del Quartiere” (Art. 3 dello Statuto).

Nel gennaio 2007 veniva rivoluzionato la viabilità su Via dei Corazzieri e Via Divisione Torino: entrambe le strade diventavano dei sensi unici (come sono oggi), con conseguenti notevoli cambiamenti nel traffico.
Il provvedimento, nonostante l’iniziale opposizione dei commercianti (preoccupati per un’ipotetica – ma mai avvenuta – diminuzione del lavoro), avrebbe avuto un impatto molto positivo, in particolare il senso unico su Via dei Corazzieri che avrebbe diminuito sensibilmente il traffico (si tenga presente che prima del senso unico, spesso le file al semaforo sulla Via Laurentina arrivavano fino a Via di Vigna Murata).
Nel febbraio 2007 la cittadinanza venne improvvisamente a conoscenza del progetto di realizzazione di un “tram su gomma” (divenuto poi un filobus) che, partendo dalla metropolitana Laurentina avrebbe percorso tutta la Laurentina fino al quartiere di Fonte Laurentina.
Purtroppo nel tratto di strada corrispondente al nostro quartiere, dove non era possibile allargare la sede stradale per la presenza degli edifici, il progetto prevedeva la distruzione di tutta la strada con l’abbattimento di tutti gli alberi, ecc.
Guidati dall’Ass. Gentes e attraverso la raccolta di 2.000 firme in pochi giorni, i cittadini evidenziavano la loro opposizione, proponendo la realizzazione del prolungamento della metropolitana, ma apparentemente senza successo (in quanto, “per fare la metro ci vorrebbero molti anni, mentre il filobus lo facciamo in due anni”, la risposta del Comune…).
In realtà, a causa delle lungaggini burocratiche il progetto non sarebbe partito subito e la nuova giunta insediatasi nel 2008 con l’Ass. alla Mobilità Marchi ci avrebbe dato retta e il progetto fu sostanzialmente stralciato nel tratto corrispondente al nostro quartiere (fino all’arrivo della giunta Raggi, si veda più avanti).

Nel giugno 2007 ha avuto luogo un bellissimo evento chiamato “Fioi come noi“ che ha radunato tutti (ma realmente tutti!) gli ex giovani figli di esuli giuliano-dalmati, nati (e vissuti) al Villaggio Giuliano dal 1950 al 1970 circa. Il raduno è stato un commovente “amarcord” della gioventù e dei primi anni del Villaggio Giuliano, con incontri di amici che non si vedevano da anni, proiezione di foto, ecc.


Il 10 febbraio 2008, Giorno del Ricordo, veniva inaugurato al Piazzale Vittime delle Foibe istriane alla metro Laurentina il Monumento ai Martiri delle Foibe, opera di Giuseppe Mannino, per volontà del Comitato di Roma ANVGD con finanziamenti statali e del Comune.
Alla cerimonia partecipavano il sindaco di Roma Walter Veltroni (ultimo suo atto ufficiale prima delle dimissioni), il presidente delle Regione Lazio Piero Marrazzo, la vicepresidente della Camera Giorgia Meloni e la presidente del Municipio Patrizia Prestipino.
Nel giugno 2008 l’Associazione Gentes, in collaborazione con la Parrocchia di San Marco, organizza la prima “Maratonina Giuliano-Dalmata”, con brevi gare di corsa per bambini dai 2 anni in su (e anche una corsa un po’ più lunga per gli adulti).
La manifestazione proseguirà poi per molti anni, spostandosi successivamente al 25 aprile, data significativa in quanto San Marco, e terminando subito prima del Covid a causa delle difficoltà causate da alcune assurde imposizioni sulla sicurezza volute dal governo di allora.

Il 2008 era anche l’anno di una iniziativa importante, che però purtroppo sarebbe durata poco tempo: si trattava dell’istituzione da parte del Municipio dei cosiddetti “itinerari protetti di pulizia”. Il nostro quartiere veniva inserito tra i quartieri “pilota” per volontà della presidente del Municipio Patrizia Prestipino, dell’Ass. all’ambiente Matilde Spadaro (nella foto) e del presidente di Gentes, Giorgio Marsan.

Nel novembre 2008, seguendo la tradizione di molti sindaci precedenti (Rutelli, Veltroni, ecc.), anche il sindaco Gianni Alemanno faceva visita al nostro quartiere.
Dopo un giro del quartiere, il sindaco si recava nel Teatro Sammarco dove – in un assemblea affollatissima – incontrava i rappresentanti delle associazioni storiche del quartiere e dell’Ass. Gentes.
Nel novembre 2008 circa 120 famiglie per un totale di circa 350 persone occuparono lo stabile gestito dalla Cotral (e quindi di proprietà della Regione Lazio), ma da tempo inutilizzato, in Via dei Radiotelegrafisti. Le suddette famiglie erano state “indirizzate” là dopo che lo stabile dove si trovavano precedentemente a Monteverde era stato sgomberato.
Immediata la rivolta dei residenti preoccupati non solo per la sicurezza personale, ma anche perché erano palesemente assenti tutte le norme di sicurezza ambientale (numeri eccessivi, bombole di gas messe sui balconi, ecc.).
Dopo un’infuocata assemblea nella Biblioteca Sammarco e l’intervento di diversi politici locali sembrava che l’occupazione sarebbe terminata presto.
In realtà sono ancora tutti là dopo oltre 15 anni (anche se va detto non ci sono mai stati problemi di ordine pubblico).

Nell’autunno 2009 giungeva la notizia dell’accorpamento della scuola “Tosi” all’Istituto Comprensivo “Montanelli” che includeva già la scuola elementare “Boltar” e la scuola media “Battisti” (annessa qualche anno prima).
Essendo il nome di Giuseppe Tosi estremamente significativo per la comunità giuliano-dalmata, nascevano una serie di proteste da parte di tutte le associazioni storiche del quartiere e dell’Ass. Gentes.
Alle proteste fece seguito una grande manifestazione nell’aprile 2010 con la scopertura di una targa dedicata a Giuseppe Tosi e una conferenza nel Teatro Sammarco con canti dei bambini, testimonianze e un video sulla storia della scuola.
Ciò comportava la sospensione dell’accorpamento per un anno, ma alla fine, nel settembre 2011 l’accorpamento veniva confermato e da quel momento le tre sedi, pur mantenendo i loro nomi, sono tutte “Istituto Comprensivo Montanelli”.

Data al 2009 l’inizio del problema “movida” in Piazza Giuliani e Dalmati. A partire da quell’anno, per ragioni abbastanza misteriose, la piazza è diventata luogo di incontro e raduno di giovani fino a tardissima notte. Sebbene una maggioranza di questi siano ragazzi tranquilli, vi è una minoranza piuttosto consistente molto rumorosa e litigiosa che crea problemi di sicurezza notevoli ai residenti (schiamazzi, danneggiamento di automobili e dei giochi bambini, bottiglie rotte) e, periodicamente, anche spaccio di droga.
I due manifesti dell’Ass. Gentes riportati qua sotto risalgono al 2010 e al 2011 (notare in quest’ultimo la “promessa” per la collocazioni di telecamere di sicurezza arrivate solo nel 2025):


Dal 2010 ad oggi: il “Museo diffuso”
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Nel marzo 2010, dopo anni di assoluto abbandono, la vecchia “centrale” elettrica prospicente Via dei Radiotelegrafisti veniva abbattuta, lasciando solamente la parte nuova sulla Via Laurentina. Una proposta dell’Ass. Gentes di trasformare l’area in parco non era stata accolta e al momento sembrava che sull’area sarebbe stata costruito un albergo oppure un ennesimo centro commerciale. In realtà, a oltre 15 anni di distanza è rimasto tutto ancora così.

Nasce nel 2010 il “Giardino delle Streghe”, una piccola area verde lungo Via dei Guastatori, accanto alle storiche “Galere”.
In realtà la storia inizia un po’ prima, quando nell’aprile del 2008 l’Ass. Colle della Strega, assieme ad altre associazioni (tra cui “Gentes”) riescono ad ottenere la promessa dal XII Municipio (oggi IX) per la sistemazione a verde dell’area. Una battuta d’arresto l’anno seguente, quando un costruttore propone di realizzare nell’area un parcheggio interrato, ma la proposta decade sia per le proteste dei residenti sia perché la grande conduttura d’acqua che passa subito dietro rendeva il progetto inattuabile.
Dell’area si prenderanno cura alcuni residenti della zona, guidati da Elisabetta Tarsia, e il giardino fortunatamente resiste ancora (vedere più avanti per alcuni sviluppi più recenti).
Questo è il link dell’associazione: https://giardinodellestreghe.wixsite.com/giardinodellestreghe

Nel 2011 prendono il via i lavori di ristrutturazione della ex Casa della Bambina Giuliano-Dalmata. L’edificio, dopo la chiusura dell’Opera Assistenza Profughi a fine Anni ’70, era passato in proprietà alla Regione Lazio, che per breve tempo ne aveva fatto una sede della USL Roma 12, mentre il piano terra era stato concesso al Comune per farne un Centro Anziani.
Al termine dei lavori, l’edificio (eccetto la parte del Centro Anziani) sarebbe diventato sede del “Numero unico di emergenza” 112.
Con l’occasione veniva anche risistemato il Monumento ai Caduti Giuliano-Dalmati (il “Cippo carsico”) prospicente il palazzo.

Nel settembre 2013, dopo oltre 60 anni di presenza, i francescani della Provincia Patavina lasciano la Parrocchia di San Marco e subentrano i frati francescani della Provincia Rumena con il nuovo parroco, padre Adrian Matei (che verrà sostituito subito dopo da padre Damian Frunza).

Dopo un breve periodo di assestamento, nell’ottobre 2013 parte definitivamente nel nostro quartiere (e in gran parte del Municipio) la “raccolta differenziata porta a porta”: da quel momento in poi vengono eliminati tutti i cassonetti su strada (eccetto le campane del vetro e i cassonetti gialli dei vestiti usati) e la raccolta avviene dentro i singoli condomini.
Nonostante una certa opposizione soprattutto all’inizio, va detto che il nuovo sistema sostanzialmente funziona.

Nel febbraio 2014 prende il via la prima edizione della Corsa del Ricordo, fortemente voluta dall’ASI (Associazione Sportiva Italiana) per celebrare il Giorno del Ricordo con un evento sportivo da organizzare nel luogo più simbolico dell’esodo giuliano-dalmata, e cioè il nostro quartiere.
La prima edizione ha visto la partecipazione di circa 300 atleti su un percorso di 5 km., con due testimonial d’eccezione, le medaglie d’oro olimpiche Nino Benvenuti e Abdon Pamich (entrambi esuli giuliani), assieme ai rappresentanti delle associazioni giuliano-dalmate, capitanate dal Comitato di Roma ANVGD.
La manifestazione è poi proseguita per tutti gli anni seguenti, divenendo una gara di 10 km con partenza e arrivo sempre da Viale Sinigaglia e un percorso fino a dentro la Città Militare della Cecchignola.

Nel maggio 2014, seguendo una “tradizione” di quasi tutti i sindaci di Roma negli ultimi 20 anni, anche il sindaco Ignazio Marino ha fatto visita al quartiere Giuliano-Dalmata, soffermandosi in alcuni luoghi chiave della storia del Quartiere, quali la Casa della Bambina, l’Archivio-Museo di Fiume, la sede dell’ANVGD, e la chiesa di San Marco, per concludere la visita al Teatro Sammarco.

Nel giugno 2016, in occasione dei 10 anni dalla sua fondazione, l’Ass. Gentes proponeva un sondaggio sulle problematiche del quartiere da presentare alla nuova giunta municipale 5 Stelle appena insediatasi.
I risultati erano molto negativi. Queste le percentuali con le quali i cittadini ritenevano “pessimi” i seguenti punti: pulizia 57%, marciapiedi 65%, verde pubblico 59%, sicurezza 34%, viabilità e parcheggi 24″, attività culturali ecc. 10%. E queste qua sotto erano le priorità individuate:

Nel settembre 2016, dopo oltre 60 anni di permanenza, i frati francescani lasciarono definitivamente la cura della Parrocchia di San Marco. Già negli ultimi anni si era passati dai francescani della Provincia patavina ai francescani rumeni, ma ora la Parrocchia passava definitivamente alla gestione della Curia romana.
Il 27 novembre diventava ufficialmente parroco don Giulio Barbieri (coadiuvato dal suo vice don Nelson Zubieta Vega), che sarebbe rimasto fino al settembre 2024.

Nel 2017 la giunta comunale Raggi nella persona dell’Ass. Enrico Stefàno decide di rivedere il progetto del filobus (ancora non completato!) e di creare le corsie preferenziali anche sul tratto tra Viale Sinigaglia e la metro, nonostante fossero state già cancellate nove anni prima e nonostante i pareri negativi dei tecnici.
Dopo innumerevoli proteste della cittadinanza, guidate dall’Ass. Gentes (anche con un servizio di “Buongiorno Regione” di RaiTre), si raggiungeva un risultato finale che la cittadinanza riteneva un obbrobrio: corsie preferenziali a pezzetti e chiusura dei varchi di accesso a Via Cippico e Via Sommozzatori per chi proviene dal centro.
Nel frattempo il filobus sarebbe entrato in servizio solo nel luglio 2019, per essere poi nuovamente interrotto per altri due anni dal giugno 2020 al giugno 2022…

Il 25 aprile 2017, festa di San Marco, per volere di don Giulio e con la partecipazione del Comitato di Roma ANVGD, veniva finalmente collocato il Leone di San Marco sulla facciata della chiesa. Il leone, come precedentemente spiegato, era rimasto per oltre 40 anni nel sottoscala a causa del veto imposto dall’arch. Canino.
La solenne cerimonia, presieduta dal vescovo, veniva allietata dal canto della Preghiera dell’Esule intonata da Ferruccio Conte.

Nel novembre 2018 veniva celebrato il 70° anniversario della fondazione del Villaggio Giuliano con una serie di iniziative organizzate da tutte le associazioni del quartiere (Comitato di Roma ANVGD, Gentes, Società di Studi fiumani, A.S.Giuliana e Giuliano-Dalmati nel Cuore),
Il “clou” era la conferenza tenuta nella Biblioteca Sammarco, dove, da risate e commozione, davanti ad un pubblico numerosissimo, alcuni degli “storici” abitanti del quartiere raccontavano i loro ricordi. Tra questi Vanna Martinuzzi, ….
Altre iniziative includevano una mostra fotografica “Come eravamo e come siamo” con foto del passato a confronto con le medesime inquadrature moderne, a cura dell’Ass, Gentes e la scopertura di due targhe presso la sede della Giuliana a ricordare la storica squadra di basket e l’origine della “baracca” proveniente dal campo profughi di Padriciano.


Nel 2019 veniva finalmente restaurato il Monumento all’Esilio in Piazza Giuliani e Dalmati con una raccolta fondi degli abitanti e con una generosa offerta del vetraio Sergio Marson di Via dei Corazzieri. Il restauro si era reso necessario a causa dei danni del tempo e dei vandali soprattutto sulla vetrata protettiva del mosaico.
E così per breve tempo sarebbe stato possibile vedere il mosaico in tutto il suo splendore originario (quando non era previsto nessun vetro protettivo, dati i tempi diversi).
L’evento andava ad inserirsi all’interno dei progetto voluto dalle “associazioni storiche” del quartiere assieme al IX Municipio di realizzare nel nostro quartiere un “museo diffuso”.
L’8 febbraio del 2020 il Quartiere si arricchiva di un ulteriore “monumento”, le cosiddette “Pietre-Famiglie del ricordo”, un progetto fortemente voluto da Oliviero Zoia e appoggiato da tutte le associazioni del quartiere.
Si tratta di una serie di “mattonelle” poste sulla parte pedonalizzata davanti alla chiesa di San Marco, riproducenti con la loro disposizione la forma delle “terre perdute” della Venezia Giulia e riportanti i nomi e le città d’origine delle famiglie esuli venute a vivere al Villaggio Giuliano.
La cerimonia, affollatissima e con la banda dei bersaglieri, sarebbe anche stata l’ultima cerimonia pubblica prima del lockdown causato dal Covid.

Nel settembre 2021 le associazioni “storiche” del quartiere inauguravano assieme ai rappresentanti del IX Municipio ed altre figure politiche importanti, tra cui Andrea De Priamo (all’epoca consigliere comunale e poi senatore), una panchina tricolore dedicata a Norma Cossetto, giovane martire istriana seviziata ed infoibata dai partigiani jugoslavi nel 1943 e diventata simbolo non solo di tutte le vittime innocenti in Istria, ma anche di tutte le donne uccise con violenza.
La panchina è stata collocata su un lato del Monumento ai Caduti Giuliano-Dalmati lungo la Via Laurentina.




Sull’altro lato del Monumento ai Caduti sulla Via Laurentina, dopo la panchina per Norma Cossetto è stata inaugurata l’11 febbraio 2024, in occasione della Corsa del Ricordo, una panchina azzurra dedicata agli atleti giuliano-dalmati, in particolare al dalmata Ottavio Missoni (ostacolista e velocista alle Olimpiadi del 1948, e poi famoso stilista), all’istriano Nino Benvenuti /medaglia d’oro di boxe alle Olimpiadi di Roma) e al fiumano Abdon Pamich (medaglia d’oro di marcia alle Olimpiadi di Tokyo, e regolare frequentatore del nostro quartiere sin dalle “maratonine” degli Anni ’70).
Alla cerimonia hanno partecipato i rappresentanti delle associazioni “storiche” del quartiere e la presidente del IX Municipio Titti Di Salvo che ha così voluto rimarcare la sua volontà di continuare a sostenere il progetto di “museo diffuso” del nostro quartiere.




Nel maggio 2025 veniva inaugurata quella che al momento è la più recente “opera d’arte” collocata nel nostro Quartiere, che sempre di più diventa un “museo all’aperto.
Si tratta di un murale collocato sulla parete laterale dei negozi di Viale Sinigaglia (dove un tempo sorgeva la torre dell’acqua), realizzato dagli studenti dell’Istituto d’arte di Ciampino su bozzetto di Franco Ziliotto, esule da Zara ed affermato artista.
L’opera è stata finanziata dalle generose offerte delle associazioni storiche del Quartiere, Gentes e dagli stessi abitanti del quartiere.

Nell’ottobre 2025 la pala d’altare di Andrea Fossombrone, originariamente collocata nella vecchia chiesetta del Villaggio Giuliano, e successivamente tenuta in un sottoscala della nuova chiesa (sempre per il veto dell’arch. Canino a collocare alcunché nella chiesa), veniva finalmente restaurata da parte del Comitato di Roma ANVGD su forte spinta della sua presidente Donatella Schürzel e ricollocata in une degna posizione all’interno della chiesa, dopo una toccante cerimonia presieduta dal card. Baldo Reina.

Ad inizio novembre 2025 è stato posto un ulteriore “tassello” al “monumento diffuso” del Quartiere con la collocazione delle “Panchine del Ricordo”: si tratta di sette panchine collocate lungo Viale Sinigaglia con gli stemmi di Zara, Fiume, Pola, Istria, Trieste, Gorizia e dell’Ass. Giuliana, nonché altre due con i testi delle canzoni più significative di Istria, Fiume e Dalmazia.
L’opera, voluta soprattutto da Simonetta Lauri, presidente dell’A.S. Giuliana, è stata anch’essa finanziata dalle associazioni storiche del quartiere assieme a Gentes.
